
Nel caso andasse male col basket?
Incontro Silvia Martini al Barilla Center, e se non avessi qualche capello bianco mi potrebbe sembrare di essere tornato indietro di 15 anni, ai primi appuntamenti. Silvia arriva puntualissima, e dopo i saluti di rito ci avviamo verso il Colibrì, più intimo e meno frequentato della San Biagio. Ci sediamo ad un tavolino: Silvia, che ha allenamento alle 19 e 30, prende un caffè, io che invece non devo far niente mi prendo un Martini (mi sono accorto della coincidenza solo a casa). La nostra chiacchierata comincia subito, e mi accorgo di avere di fronte una ragazza sveglia, molto appassionata di pallacanestro e disponibile a scambiare due chiacchiere. La prima domanda è ovviamente sull’inizio di stagione, suo e della squadra, che dopo le prime due sconfitte ha centrato tre vittorie molto importanti, per la classifica, ma anche per dimostrare che la Valtarese 2000 targata Roby Profumi, sarà una squadra da tenere in considerazione durante l’anno.
Stefano – Com’è stato questo inizio di campionato per voi?
Silvia – Il cambiamento più grande che abbiamo dovuto fare è stato nella mentalità con la quale affrontare il campionato. L’A2 è molto diversa dalla B1, e per noi lo scorso anno è stato particolare perché abbiamo vinto molto. Affrontare la stagione avendo fisso l’obiettivo salvezza è la priorità.
St – Le differenze più grandi che hai potuto notare in queste prime cinque partite quali sono?
S – Il livello è superiore, la B1 è molto fisica, ma qui trovi giocatrici molto più forti, e quello che prima veniva facile adesso non lo è. Però, a parte le prime due sconfitte, siamo riuscite a calarci al meglio in questa nuova esperienza: contro Alghero per esempio, siamo state anche sotto ma abbiamo avuto la forza di rientrare e vincere.
St – Per te cos’è cambiato? Avevi già fatto l’A2 una volta, ma ora il tuo ruolo è diverso.
S – In confronto a due anni fa il mio minutaggio e le mie responsabilità sono cambiate radicalmente. Sento di avere la fiducia di Francesco (Iurlaro n.d.r.), ma anche di tutta la squadra, e questo mi da molta tranquillità. Nel passaggio di categoria ho dovuto modificare il mio modo di giocare: lo scorso anno ero molto più interna, ora per forza di cose devo cercare di giocare più sul perimetro. Sono un 4 atipico, non sono molto alta, ma se in B1 trovavo delle ali con caratteristiche simili alle mie, quest’anno incontro gente con tanti centimetri e tanti chili. Devo puntare tutto sulla mia atipicità.
St – Hai parlato della fiducia che ha in te il tuo allenatore. Cosa ci vuoi dire di Francesco?

Francesco Iurlaro dopo la finale promozione
S – Sono molto contenta di poter giocare per lui. Francesco mi ha convinta a rimanere al Borgo. Due anni fa, dopo la retrocessione in B1, mi era venuta voglia di cambiare, di provare un’esperienza al di fuori della città. Sono stata molto vicina a Reggio Emilia, ma Franci mi ha convinto a rimanere e devo dire che non me ne sono pentita.
St – Come vivi il fatto di essere allenata da un coach così giovane?
S – In effetti Francesco è giovane, ma visto che io lo sono molto di più mi sembra comunque vecchio… ad ogni modo è molto bravo, ha una grande passione, conosce la pallacanestro e soprattutto è un ragazzo che non sta con le mani in mano, si aggiorna. Ci sono molti allenatori che fanno il loro compitino, arrivano in palestra allenano e poi basta. Con lui è diverso, è sempre disponibile a parlare, a confrontarsi, e questo secondo me è dovuto anche al fatto che avendo giocato sa pensare come un giocatore. Questo mi da molta tranquillità.
St – Da quello che mi dicono è un periodo che è sempre al cellulare. C’è del movimento?
S – In effetti è molto impegnato col cellulare, ma non mi sbilancio (ride)
St – Cambiamo argomento: come hai cominciato a giocare a basket?
S – Penso come molti altri giocatori della mia età: a 9 anni ho visto una partita di Michael Jordan, ovviamente mi è piaciuto il gioco e mi sono detta: perché no? A scuola facevano il minibasket e così ho iniziato. Penso che non potrei fare nessun altro gioco di squadra, l’unico che mi piace è il basket.
St – I tuoi primi allenatori sono stati?
S – Campanini e Carlesi, ma la mia prima vera allenatrice è stata Sabrina Montalcini.
St – Sei ancora giovane, il tuo obiettivo è quello di arrivare in A1, magari sfruttando anche la collaborazione tra la Valtarese e il Basket Parma?
S – Quando facevo le superiori sognavo di giocare in A1, di diventare una “professionista”. Adesso non è il momento, c’è la crisi e vivere di solo basket, almeno quello femminile, è davvero difficile. Mi sono iscritta all’università (Biotecnologia), riesco a conciliare bene l’attività sportiva con quella accademica, però se ci dovesse essere mai l’occasione, a Parma, non direi di no, ma non ci perdo di certo il sonno.
St – Hai una giocatrice di riferimento o una che stimi in particolare?
S – Sinceramente seguo poco il basket femminile perché mi annoia. Diciamo che quando era a Parma ho avuto la fortuna di vedere Griffith, ma mi piaceva anche Roth e Zimerle. Tra gli uomini il mio giocatore preferito è Stonerook, anche perché è un 4 atipico, che sa giocare sul perimetro. E poi confesso di avere una passione per Ginobili, è per lui che indosso il numero 6.
St – Quindi sei una Virtussina?
S – Certo!!!
St – Passiamo oltre che è meglio… Hai detto che non ti piace guardare la pallacanestro femminile perché ti annoia. Cosa bisognerebbe fare per renderla più spettacolare?
S – Vista la natura del basket è inevitabile che quello femminile sia meno spettacolare, perché certe cose sono difficili da replicare per le donne. Gli uomini puntano molto sull’atletismo, mentre le donne per forza di cose devo curare di più gli aspetti tecnici. Non saprei cosa si potrebbe fare per migliorare il gioco, forse abbassare i canestri almeno potrei provare a schiacciare.
St – A proposito di te, cosa sai fare meglio in campo e in cosa, invece, vorresti migliorare.
S – La mia specialità è andare a rimbalzo, è un istinto innato. Nonostante mi sia rotta il ginocchio proprio andando a rimbalzo, continuo a farlo senza paura. Al contrario vorrei vedere meglio il campo, i raddoppi che arrivano. Giocando dentro non è facile, ma Franci mi sta facendo giocare più sul perimetro e questo mi piace.
St – Passiamo al rapporto con la tua squadra. Che tipo di compagna sei? Divertente, simpatica oppure una stronza?

Silvia, col numero 6 di Ginobili
S – No non sono stronza, cerco sempre di farmi gli affari miei, di non impicciarmi, ma questo non vuol dire che non mi piaccia scherzare. Purtroppo tra impegni di lavoro e studio non usciamo molto spesso assieme, ma quando lo facciamo ci divertiamo. Sono anche un po’ arteriosa, la Cecilia (Camisa n.d.r.), mi chiama pesce palla.
St – Hai mai fatto a botte con una tua compagna di squadra?
S – No, anche se a volte avrei voluto. E’ uno dei difetti di uno spogliatoio femminile: ci teniamo tutto dentro, ci ricordiamo ogni cosa. Per i maschi è diverso, magari si mettono anche le mani addosso, ma poi finisce tutto e si comincia da capo.
St – Cosa mi dici di Checca Iemmi: alla sua età fa ancora delle prestazioni del genere…
S – Iemmi è un talento innato, capisce il gioco, fa dei recuperi allucinanti, ha una reattività e una velocità stupefacenti. E poi è tosta.
St – Cosa ti affascina della pallacanestro?
S – Non mi annoia mai, mi tiene con lo sguardo incollato sul campo fino all’ultimo, e poi è vario, mai scontato, fluido e armonico. Ho una grande passione, guardo l’Eurolega, l’NBA, dove tifo per Ginobili, i Cavs e Toronto. Cleveland perché c’è LeBron James che non è umano, Toronto perché ci sono due italiani.
St – Oltre al basket quindi nel tuo tempo libero cosa fai?
S – Libri e musica. Quando finisco un libro devo cominciarne subito un altro, e poi tanta musica (la ragazza ha un blog, moooolto interessante http://theroomfullofmirrors.spaces.live.com n.d.r). Inoltre mi piace andare al cinema e guardare i film.
St – So che hai due nipotini, li vuoi salutare?
S – Certo, sono Luca e Giulia, il primo ha quasi un anno, la seconda 2 e mezzo, e adesso mi imita in tutte le cose che faccio. Abitando vicino a casa mia quando viene a mangiare da noi alla domenica vuole vedere la partita con me. E poi mio fratello mi ha detto che anche lei fa il borsone, dice che deve andare a far allenamento e a dare un esame all’università.