13 giorni senza postare. Troppi, ma è stata una scelta forzata. Lavoro (ebbene si), impegni, avvenimenti che ti fanno capire quanto certe persone siano importanti nella tua vita anche se non le vedi mai. Insomma, non ho avuto tempo.
Visto che le cose non sono cambiate in queste due settimane, affido il mio pensiero a Corrado Lori, al suo pensiero lucido e al suo bell’articolo su tre squadre del girone settentrionale della A Dilettanti.
Prometto che tra domani e dopo domani parlerò di Fulgor, Volley, Rugby e chi più ne ha più ne metta.
Stefano
Di Corrado Lori
Prendo spunto dagli ultimi tre avversari della Siram (Ozzano, Brescia e Castelletto) per fare qualche considerazione sulla difficilissima “arte” di costruire una squadra. Sulla carta sembra una banale questione di soldi. Ovvio, se non hai soldi non costruisci nulla, e non si creano roster forti con due euro. Però questa è solo la “tassa di ingresso” nel problema. Il bello viene dopo, quando devi fare le scelte. Lì ci vuole fortuna, ma anche “testa”. E i soldi possono anche fuorviare, specie se sono troppi…
Partiamo da Ozzano. L’idea ispiratrice è: via i “vecchi fucili” a fine carriera, con i quali il PentaGruppo non ha combinato granché per anni, spazio a un gruppo di giovani promesse, con soli 3 senior. Perché un’idea così funzioni devono sussistere alcune condizioni.
Primo: i giovani devono avere talento. Con i “balordi” non si conclude niente.
Secondo: i 3 senior devono avere caratteristiche particolari: reggere il campo per molti minuti (Prandin, Ranuzzi e Perego ne fanno più di 90 in 3 a partita, quasi metà del minutaggio totale della squadra); coprire più ruoli; essere anche giocatori di quantità (rimbalzi, difesa, recuperi…); essere di grande affidabilità sul piano caratteriale.
Terzo: il “manico”. Pochi allenatori sono disposti a rischiare con una formazione giovanissima. Ancora meno sono capaci di farlo con successo.
Quarto: se vuoi che il tuo allenatore lavori bene con i giovani, devi dargli senior adatti al lavoro che intende impostare. Questo è un punto fondamentale che molti trascurano. Salieri è parecchio in gamba e osannato giustamente da tutti, ma è stata anche brava la società a mettergli nelle mani gli uomini giusti per la sua filosofia del gioco. Gli uomini giusti non sono necessariamente i più forti nel loro ruolo. Esempio chiarificatore: Ghersetti è sicuramente più quotato di Perego, ma all’argentino Salieri non avrebbe potuto chiedere la stessa intensità difensiva (e lo stesso spirito di adattamento alle esigenze della squadra).
Quinto: la serenità dell’ambiente. Una squadra giovane ha bisogno di pazienza attorno per crescere. Mugugni e musi lunghi non aiutano, spesso bloccano.
Sesto: essere a due passi dai vivai delle grandi bolognesi (e a 4 passi da quelli di Rimini e Pesaro) è un discreto aiuto se vuoi puntare sui giovani…
I risultati parlano chiaro: 10 vinte – 2 perse: giù il cappello davanti alle scelte del Gira 2009-2010!
Con Brescia il discorso si focalizza su un altro aspetto: la previsione.
Gigi Dallaturca ripete sempre un suo personale mantra: “Un giocatore non fa mai una stagione uguale alla precedente” – in realtà la frase sarebbe in dialetto, ma va bene anche così… Una piccola grande verità che complica maledettamente il lavoro di chi un roster lo deve progettare. Come uno ha giocato in passato si sa: visionature dirette, filmati, numeri… Ma cosa succederà la prossima stagione? Entrano in gioco mille fattori: l’anno in più, la demotivazione o la voglia di riscatto, il logorio fisico, il contesto in cui si inserisce, l’atteggiamento dei compagni, il rapporto con l’allenatore… Prevedere cosa produrrà il mix di questi fattori è davvero una bella sfida. Ci vogliono esperienza, occhio, antenne sensibili, tante informazioni, e una discreta dose di fortuna.
Brescia ci serve come esempio. Chi di noi, dopo la catena di infortuni che l’ha colpito, avrebbe puntato su Federico Maiocco? La Leonessa l’ha fatto, e alzi chi la mano chi non ha pensato: “Mossa azzardata. Federico è veramente bravo. Ma reggerà fisicamente?”. Ebbene sì, finora SuperMaio ha retto. Magari è solo fortuna – che gli auguriamo duratura. Magari però c’entra la scelta di Furlani di utilizzarlo come sesto uomo, con un minutaggio ridotto rispetto al passato. Prima del primo infortunio, Federico giocava quasi 30 minuti di media nella Fulgor 2007-2008. A Brescia ne gioca 23. Meno minuti, meno logorio fisico, meno infortuni. Un teorema che per ora sta in piedi.
Castelletto introduce una terza parola chiave: equilibrio. Parola odiata dai dirigenti di basket danarosi, convinti che basti comprare 5 o 6 fenomeni purchessia per fare uno squadrone. Errore vecchio come il mondo.
Consideriamo il roster della Nobili: Mariani, Rotondo, Conte, Ihedioha, Masieri, Prelazzi. Da prime 5, minimo. Poi si va in campo, e i piemontesi ne perdono 8 su 12. Dov’è il trucco?
Primo: il classico quintetto di tutti attaccanti. Se in campo hai Rotondo, Conte, Masieri e Prelazzi sarà difficile trovare equilibrio nelle soluzioni offensive. Sono 4 cui piace concludere. Ma il pallone è sempre e solo uno. Chi tira?
Secondo: in difesa chi lavora? Castelletto è la seconda peggior difesa dopo Jesolo, con 82 punti subiti a partita. Ma non è una sorpresa, se non hai in formazione nessun specialista della difesa. Investire in un mastino tosto non è da tutti. Ci vuole coraggio e, appunto, attenzione all’equilibrio generale della squadra
Terzo: se ne prendi tanti bravi, ma il roster è corto, finirai per spremere i tuoi campioni e il loro rendimento ne potrebbe risentire. La Nobili ha una rotazione a 8. Risultato: Prelazzi è passato dai 28 dell’anno scorso a 31 minuti a partita, Masieri e Ihedioha da 22 a 25, Mariani da 26 a 35, Conte addirittura da 24 a 36! E Rotondo, in LegaDue, non giocava di sicuro 33 minuti di media. In che condizioni arrivano al finale questi giocatori? Succede così che Castelletto ne abbia perse tante in volata – addirittura 3 ai supplementari. Un campione di meno in cambio di un roster più lungo avrebbe forse giovato alla classifica della Pallacanestro Lago Maggiore…
Considerazione conclusiva: facile, troppo facile, fare queste valutazioni a cose fatte. Il senno del poi che ho usato a piene mani qui è la posizione più comoda del mondo. Il progettista di roster è un mestieraccio perché queste valutazioni bisogna saperle fare prima, e non dopo che le cose sono successe. È il caso di dire: uno sporco lavoro! Avaro di gratificazioni, perché se le cose vanno bene il merito è dei giocatori e del tecnico. Peraltro anche al riparo da grandi critiche, perché se le cose vanno male la colpa è dei giocatori e del tecnico…
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