
AIR AVELLINO
Tre nuovi stranieri, cinque americani (grazie al terribile mercato dei passaporti), un nuovo coach e la voglia di dimostrare che la Coppa Italia, vinta solo una manciata di anni fa, non è stata un caso. E’ così che l’Air Avellino si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione, con un roster rinnovato specialmente negli stranieri: oltre al cavallo di ritorno da comunitario di Marques Green (mai più tornato ai livelli toccati in Irpinia), sono arrivati Omar Thomas, che deve confermare il suo valore anche in serie A, Linton Johonson, possente ala piccola che ha vestito ben 8 canotte NBA diverse, e Taquan Dean, guardia che col suo talento può far svoltare la stagione della Scandone. Un nuovo look dunque, per una squadra completa, che ha fisicità e tecnica vicino al canestro coi confermatissimi Troutman e Szewczyk, talento e creatività sul perimetro con Green e Dean, duttilità e atletismo nella posizione di ala con Johonson e Thomas. Se il quintetto a disposizione di Vitucci è da parte alta, altissima della classifica, nemmeno la panchina scherza, perché considerando che Thomas parta dal pino, accanto all’ex Brindisi ci saranno il veterano Lauwers, la sicurezza Spinelli e Cortese. Non male, anche se è lampante la mancanza di un cambio credibile per i lunghi, con uno tra Thomas e Johonson che dovrà sacrificarsi a giocare qualche minuto da numero 4. L’Air è una squadra ambiziosa, anche se molto della sua stagione passa da un paio di scommesse, nello specifico, la consistenza di Dean, il reale valore di Johonson (che ancora praticamente non si è visto) e l’impatto di Thomas nella massima serie.
ANGELICO BIELLA
Roster giovane, con tre sole certezze: Jurak, Soragna e Salyers. Oltre a questi tre nomi per Biella ci sono molte scommesse, prima fra tutte quella dei due esterni, A.J. Slaughter e Edgar Sosa, oltre a Goran Suton, una matricola per il nostro campionato ma che potrebbe rivelarsi già un giocatore solido (anche se senza picchi). Vista la struttura fisica e le caratteristiche dei due esterni USA, e l’atletismo di Jeff Viggiano (chiamato a confermare i buoni lampi fatti vedere in maglia Olimpia), Biella quest’anno sarà obbligata a correre per non dover affrontare le difese schierate. La sicurezza in attacco si chiama Marc Salyers, ala che dovrà garantire punti ed esperienza, quella che sicuramente daranno Teo Soragna e Goran Jurak. Il reparto esterni è veramente giovane ed inesperto con due giocatori del 1988 (Sosa e Chessa) ed uno del 1987 (Slaughter). Cancellieri dovrà lavorare molto in palestra e, in caso di una partenza difficile, non far abbassare l’entusiasmo di una squadra che potrebbe trovare non poche difficoltà in un campionato duro come quello di serie A.
ARMANI JEANS MILANO
La favorita per lo scudetto? Diciamo che fino a prova contraria i campioni in carica vestono la maglia di Siena, ma Milano quest’estate ha certamente rinforzato il suo ruolo di prima antagonista, riducendo drasticamente (complice il rinnovamento del Montepaschi), la distanza dai toscani, inarrivabili in questi ultimi anni. L’Olimpia ha lasciato inalterato il nucleo base dello scorso anno, facendo innesti importanti come il ritorno (proprio da Siena), di David Hawkins, l’acquisizione di Ibby Jaaber, e la firma di Pecherov, oltre all’acquisto di Melli. Tre giocatori che con le loro caratteristiche completano un roster che ha taglia fisica, atletismo e tecnica per puntare al titolo ed anche per far meglio degli altri anni in Eurolega. Forte dell’esperienza maturata in toscana, il Falco è tornato a Milano a batter cassa, ed in dote ha portato la sua straripante fisicità che in attacco ed in difesa può essere un fattore. L’arretramento della linea da tre punti potrebbe metterlo in difficoltà, almeno all’inizio, lui che è un tiratore costruito negli anni e non naturale. Da una metropoli all’altra, è questo il percorso di Jaaber, che a Milano potrebbe ritrovare un utilizzo più congeniale alle sue caratteristiche: l’Olimpia non gli chiederà di segnare tanto, di essere il play titolare e di giocare 40 minuti da protagonista, cose di cui invece Roma aveva bisogno. A Milano Ibby dovrà dare la sua grande capacità di pressare la palla, il suo atletismo in campo aperto e la possibilità di giocare due ruoli, dando così respiro a Finley nel ruolo di play. Ed eccoci arrivati a Pecherov: l’ucraino può essere un crack per il nostro campionato, perché ha mani d’oro e centrimetri veri (è oltre i 2 e 10). Può essere la risposta a Lavrinovic? Si, ma non bisogna scordare che il lituano è cresciuto in modo esponenziale dal suo arrivo a Siena. Pecherov al momento garantisce solo punti e una buona attitudine a rimbalzo offensivo, per il resto tira e basta, non passa la palla e non sembra particolarmente interessato alla difesa. Visti i nuovi arrivi (almeno quelli più significativi), che stagione potrà fare Milano? Bucchi (che quest’anno DEVE vincere), avrà a sua disposizione tante possibilità, una situazione che i detrattori del coach bolognese, dicono non sia in grado di gestire. Ad ogni modo Milano può giocare con quintetti leggeri (con il Falco da 3 e Mancinelli o Maciulis da 4), con quintetti pesanti, difensivi o offensivi. Le premesse per una buona stagione ci sono tutti, ora tocca a Bucchi ed ai giocatori dimostrare il loro reale valore in campo, ma l’obiettivo non può che essere uno solo: lo scudetto.
BANCA TERCAS TERAMO
Finito un ciclo, quello che ha portato i playoff, la partecipazione alla Final Eight, l’Europa, Teramo riparte, rinunciando al giocatore che era il suo simbolo, Peppe Poeta, diventato grande nella società del presidente Antonetti e andato, assieme al suo compagno di merende Amoroso, alla Virtus Bologna. Un cambio deciso, che Teramo spera di ammortizzare con la conferma di Drake Diener, l’acquisizione di Mike Hall, quella di Fletcher e Zoroski ed un paio di scommesse, prima fra tutte quella di Roberto Rullo, che a Terano sperano possa ripercorre la strada di Poeta. Atteso anche Ahearn Blake, alla sua prima stagione in Italia ed a digiuno di basket FIBA, se si escludono le 14 partite giocate all’Estudiantes. Grande curiosità per la terza stagione italiana di Mike Hall, che a Teramo avrà più minuti e molta possibilità di sbagliare, un buon viatico per mettere in mostra il suo talento balistico e atletico, ma anche l’obbligo di essere più produttivo, perché se Milano poteva in qualche modo ammortizzare le tante serate storte e le sue lune, Terano ha bisogno del miglior Mike Hall ad ogni partita. Zoroski darà esperienza nel ruolo di play, una polizza assicurativa importante nel caso Rullo non riesca ad esprimere tutto il suo enorme potenziale.
BENETTON TREVISO
A Treviso lo scorso anno non si erano messi d’accordo: volevano seguire la linea verde, pur pretendendo fin da subito buoni risultati. Le due cose, si sa, non sempre vanno a braccetto, specialmente nel primo anno del progetto. Ad ogni modo in casa Benetton hanno pensato che negli ultimi sono state troppe le stagioni magre, e che Treviso deve lottare per altri traguardi che non un posticino ai playoff. Per fare questo si è in parte accantonato il progetto della linea verde, si è venduto il testimonial della campagna abbonamenti dello scorso anno, quell’Hackett al quale era stato dato un triennale, e si è affidato agli ordini dell’inquieto Repesa una squadra con veterani collaudati, giocatori in rampa di lancio, e qualche giovane interessante pronto alla vera esplosione. Sulla carta il roster di Treviso non ha buchi apparenti: in regia il ritorno di Bulleri ha portato esperienza e voglia di riscatto, che associate al talento e alla taglia fisica di Stefan Markovic sono garanzia di non avere sorprese. I due posso giocare assieme, e lo faranno. Il reparto esterni è completato dal cecchino Toolson e dal possente a Devin Smith, un duo che garantisce punti (tanti), e una presenza fisica importante, con l’ex Avellino che nella sua unica stagione italiana aveva impressionato tutti per il suo impatto sul campionato. Dietro a Smith, nel ruolo di ala, ci sarà spazio per Hrvoje Peric, in prestito da Malaga. Sotto canestro Treviso si è assicurata un Brunner fresco di passaporto svizzero: l’ex Montegranaro è atteso ad un salto di qualità della sua carriera, ovvero confermare le sue qualità in una squadra dal pedigree importante. Vicino a lui, oltre al veterano Sandro Nicevic, il talentone Montiejunas, che potrebbe essere la vera grande sorpresa dell’intero campionato. Già lo scorso anno il lituano aveva fatto vedere lampi della sua classe ed ora, con un anno d’esperienza alle spalle e un’estate di lavoro (anche fisico), il giovane lungo può lanciare la sua candidatura alle primissime posizioni del draft disputando un campionato da protagonista. Attenzione a Wojciechovski il lungo proveniente dal settore giovanile che in questo precampionato ha messo in mostra doti fisiche e tecniche non trascurabili. Se parliamo di giovani però, la palma di più atteso non può che andare ad Alessandro Gentile. Il figlio di Nando ha passato l’estate a fare l’uomo tra i bambini, ma Repesa, che pure è allenatore disposto a scommettere sui giovani, è anche un coach intransigente, e Gentilino deve dimostrare di aver lavorato sui suoi difetti: il fisico, che dicono si stia asciugando, la difesa e un atteggiamento più discreto, che la faccia tosta è un bene ma troppo guasta. Avrà spazio, anche se per ora nel suo ruolo Smith è intoccabile e Peric ha più esperienza. L’obiettivo è, se non proprio lo scudetto (ma è una stagione aperta), almeno lottare per arrivare a giocarsi un posto in finale. Le potenzialità ci sono tutte.
BENNET CANTU’
<<Migliorare vorrebbe dire arrivare terzi, difficile, perché alcune big dovrebbero sbagliare stagione. Ovviamente si parte per migliorare il risultato dello scorso anno>>. Le parole di Andrea Trinchieri, oltre a confermare l’intelligenza del personaggio, che è notevole, sono anche il manifesto della stagione che attende Cantù: difficile. Non irripetibile però, perché le condizioni per replicare il campionato scorso ci sono tutte, anzi, in realtà Cantù oltre ad aver mantenuto intatto il nucleo della stagione 2009/2010 (fatto inusuale per i brianzoli negli ultimi anni), si è anche rinforzata. Tenuti Leunen, Micov, Markoishvili, riconfermata la bandiera Mazzarino, Cantù ha inserito nel motore l’esperienza e la stazza di Denis Marconato, l’esplosività di Green e l’esuberanza di Tabu. Arrigoni ha costruito una squadra solida, coperta in ogni ruolo e con punti nelle mani. In precampionato (per quanto possano valere le partite estive), la squadra di Trinchieri ha dato un assaggio di quanto potrà fare in campionato. E’ vero, non sarà facile migliorarsi, ma se consideriamo che Markoishvili sarà al suo secondo anno dopo la “rinascita” della stagione scorsa, che Marconato per esperienza e sapienza cestistica è un upgrade significativo rispetto a Lydeka, e che Green ha molti più punti nelle mani rispetto al suo omonimo dello scorso anno, Cantù potrà togliersi delle soddisfazioni, fermo restando che Leunen dovrà riconfermare la spettacolare annata da matricola del nostro campionato, cosa che vale anche per Micov e Ortner ed in parte Markoishvili e che Mazzarino certo non ringiovanisce. Dietro i soliti noti, attenzione a Diviach, che potrebbe essere una piacevole sorpresa.
CANADIAN SOLAR BOLOGNA
Squadra che ha cambiato tanto, ringiovanendo molto, ma che sinceramente non sembra la squadra ideale per coach Lino Lardo. In estate sono arrivati Peppe Poeta e Valerio Amoroso, due giocatori da coltello tra i denti, da arrembaggio, ma poco disciplinati in campo, forse troppo anarchici per l’ex coach anche dell’Olimpia Milano. Vista durante la finale di Super Coppa, la mia impressione sulla Virtus è di una squadra con molta quantità ma poca qualità. Gli unici due giocatori che sembrano poter spiccare sugli altri sono Petteri Koponen, che però è tornato in campo dopo una pausa forzata che durava da aprile, e Kennedy Winston, fuori anche lui al momento. Kemp è tutto da testare a questo livello, a maggior ragione se utilizzato in un ruolo che non è il suo, quello di ala piccola. Stessa cosa per Amoroso, giocatore che produce tanto ma ha bisogno di spazio e tiri per incidere sulla gara. Manca qualcosa sotto, dove l’unico centro di ruolo è il roccioso Homan, affiancato da Amoroso e Sanikidze e dal giovane Martinoni, che ha tecnica da vendere ma è piccolo e atleticamente limitato. Lardo è noto per tirare fuori il meglio dai suoi, ma quel che è certo è che la Virtus ha poche certezze e molte incognite, prima fra tutte la tenuta difensiva, dove Poeta soffre contro molti avversari e dove senza i suoi senatori Lardo potrebbe incontrare difficoltà nello schierare le sue temibili difese a zona. Un punto a favore di Bologna è il carattere di alcuni giocatori: Homan è un duro, Poeta è da sempre abituato a giocare contro i pronostici e Amoroso è un combattente nato. Basterà? La prima uscita contro Siena non ha dato risposte confortanti, ma di fronte c’erano i pluricampioni d’Italia, e certamente gli infortuni hanno pesato.
CIMBERIO VARESE
Squadra esperta, navigata, con gerarchie ben precise, poche sorprese e la voglia di non soffrire come successo la scorsa stagione. La nuova Varese targata Recalcati (un ritorno che infiamma il cuore e la memoria dei tifosi), non ha in serbo molte sorprese: un creatore di gioco, Goss, finalmente sbarcato in serie A per dimostrare quanto fatto vedere in Lega2. Un play, Ranniko, che non promette la luna ma concretezza, come anche Jobey Thomas, un gradito ritorno all’attività, come quello di Righetti, che dopo la Coppa Italia vinta con Avellino e il seguente trasferimento a Bologna si era perso, due veterani del nostro campionato, l’inossidabile Galanda e Fajardo vicino a due giocatori fisici come Kangur e Cotani, più il ritorno di Ron Slay, quello che (di buono) passava il convento dopo che i guai fisici hanno fermato Collins. Come detto una squadra che non deve essere scoperta, anche se un paio di gradite sorprese potrebbe riservarle, come l’esplosione totale di Goss e l’impatto di Kangur, giocatore fisico che, se starà lontano dai falli potrebbe davvero far bene. Attenzione al piccolo Mian, che in un reparto non troppo affollato (Goss, Ranniko e Thomas), dovrebbe trovare minuti per giocare e sbagliare, il modo migliore per crescere.
DINAMO SASSARI
Ed eccoci alla prima matricola. Dopo la promozione i sardi sono stati in un pericoloso limbo per un po’ di tempo, tanto da far temere ai tifosi che l’ipotesi di una rinuncia alla tanto agognata serie A potesse essere molto concreta. Scampato il pericolo ed avute le necessarie garanzie economiche, in casa Dinamo hanno voluto fare le cose in grande. Tre nomi su tutti, quelli di Othello Hunter, James White e Travis Diener: l’ex Hawks alla prima vera stagione fuori dagli USA (dopo le otto partite in Grecia), il secondo chiamato a confermare i progressi al tiro fatti vedere in Russia ed ovviamente ad infiammare il pubblico (non solo quello di Sassari), coi suoi voli, il terzo arrivato in Italia con le stigmate della star, del giocatore in grado di spostare gli equilibri, salvo fermarsi ai box a causa dell’infortunio alla mano. Tre giocatori, fondamentalmente tre scommesse ma di buon o addirittura (nel caso di Diener), alto livello. Accanto a loro una squadra solida, con il greco Tsaldaris a dare qualità e quantità, l’atteso Hubalek che ha centimetri, tecnica e atletismo per dare seguito a quanto fatto vedere in Lega2, più alcuni mestieranti di ritorno in serie A (Cittadini e Sacchetti), o all’esordio assoluto tra i pro (Pinton). Purtroppo per Sassari l’infortunio alla mano di Diener ha costretto Sassari ad andare sul mercato, firmando il veteranissimo Childress, all’ennesima incarnazione italiana, per dare due mesi di sapienza cestistica. La squadra sembra quella ideale per giocare il basket di Sacchetti, anche se White è tutto da testare con la linea da tre punti arretrata (l’annata in Russia potrebbe essere un caso), e la panchina non da garanzie in un campionato duro come quello di serie. Il reparto lunghi è molto corto, con i soli Cittadini e Vannuzzo alle spalle del duo Hubalek-Hunter.
ENEL BRINDISI
Da una matricola all’altra, questa, non me ne vogliano i tifosi sassaresi, finalmente tornata nel grande basket italiano. Brindisi è una delle piazze più calde ed appassionate di tutta Italia, come ha notato anche Diawara, che in quanto a tifoserie presenti dovrebbe avere una certa esperienza, avendo frequentato (anche se per poco), la Fossa. Per il suo ritorno in serie A Brindisi non ha badato a spese, spendendo tanto, bene e con scelte funzionali ai suoi bisogni. Confermato il senatore Radulovic e Maresca, Brindisi è andata sull’usato sicuro, ovvero giocatori con esperienza del nostro campionato ma di assoluto livello. Il trio di esterni Dixon, Monroe Diawara garantisce atletismo, muscoli e punti in quantità. Il quintetto è completato dalla perla dell’ingaggio di Bavcic (attenzione al campionato dell’ex Olimpia Lubiana) e dall’arrivo di Kris Lang, ingaggiato dopo il “caso” Erik Williams, al centro di voci non proprio confortanti prima del taglio (o abbandono?) e seguente firma (da comunitario?), con Caserta. A prescindere dal valore assoluto dei due giocatori, certamente per coach Perdichizzi cambierà l’impostazione del gioco, essendo Lang un giocatore con caratteristiche decisamente diverse rispetto a quelle di Williams. Messa da parte questa grana, Brindisi si accinge a cominciare questa nuova avventura in serie A, con Monroe che ha avuto un precampionato difficile dal punto di vista fisico. La panchina è più solida di quello che si potrebbe pensare, con il quartetto Radulovic, Maresca, Infante e Giovacchini che garantiscono dedizione alla causa, esperienza ed anche, nel caso di Radulovic, qualche lampo di classe sopraffina.
FABI SHOES MONTEGRANARO
Il ritorno a Montegranaro di Ford garantisce ai tifosi della Sutor, oltre che schiacciate e stoppate in abbondanza, anche la garanzia di aver firmato un giocatore che, nella seconda parte del campionato scorso, ha dimostrato di poter giocare a livelli da MVP del torneo. Non male per Montegranaro, che dopo la bella stagione scorsa, ha deciso di cambiare il giusto, compreso l’allenatore (anche qui un ritorno, quello del Pilla, al secolo Stefano Pillastrini). Perso Brunner, la Sutor ha puntato subito su un altro centro dalle caratteristiche opposte a quelle del neo-svizzero, per poi piazzare un altro colpo importante, firmando Allan Ray. L’ex Villanova e Celtic ha dimostrato di non essere il giocatore visto alla Virtus Roma dove una serie di fattori (societari, rapporti con l’allenatore ed anche di atteggiamento personale), ne hanno limitato e offuscato il super talento, che Ray ha, e che a Ferrara ha fatto vedere. Montegranaro scommette sulla sua voglia di tornare ad alto livello, dopo l’infortunio al ginocchio. In coppia con Ford può essere devastante (ha qualità di passatore oltre che di realizzatore), e la sua presenza può sollevare Maestranzi dal dover sempre creare gioco, lasciando l’oriundo libero di giocare lontano dal pallone, sfruttando i miglioramenti al tiro. Manca forse qualcosa nel ruolo di ala forte, dove Ivanov può giocare minuti ma è più efficace da centro e Ongenaet è comunque da testare. Volto nuovo anche quello di Bobby Jones, che a Teramo è andato su e giù, seguendo le lune del suo carattere. Fisicamente è tra le prime ali piccole del campionato, deve dare continuità al suo gioco e pulirlo tecnicamente, ma già così il suo impatto può essere determinante per una squadra. Un paio di giocatori sono chiamati ad una stagione di risposte: Cavaliero deve confermare quanto di buono fatto vedere lo scorso anno, Antonutti deve dimostrare di valere la serie A, anche perché ormai la carta d’identità dice 24 anni e la storia della giovane promessa ha cominciato a stancare anche i suoi estimatori.
LOTTOMATICA ROMA
Fare peggio dello scorso anno era difficile, ed infatti, almeno sulla carta, la Virtus Roma è stata costruita con più senso. Lo scorso anno il roster vedeva la presenza di mezzo playmaker, mezza guardia e un’infinità di ali piccole. Quest’anno si è fatto meglio: il play è rimasto mezzo, non me ne voglia Giachetti, giocatore con attributi e anche un discreto senso del canestro, ma davvero può essere il play titolare di una squadra che gioca l’Eurolega e ambisce ai primi posti in Italia? Per me no. Come cambio di Washington e accanto a lui per alcuni minuti può essere una soluzione, fermo restando che Vitali in questi anni non ha dimostrato niente, se non di vivere ancora sugli allori di una discreta stagione giocata a Montegranaro (con Garris accanto). Tornando a Roma: Washington ha talento e fisico per fare quasi reparto da solo, ma dietro di lui, a parte Giachetti, non c’è molto, considerando che il ragno Smith è un giocatore stupendo, dal talento clamoroso, ma a 35 anni non può essere identificato come il go to guy, e la sua età consiglia un impiego di massimo 25 minuti (visto che si gioca due volte alla settimana). La storia clinica di Datome non può far dormire sonni tranquilli ed anche il talento Dedovic ha pur sempre 20 anni. L’ipotesi Tourè da ala piccola è percorribile? Forse si, ma dopo una stagione passate più in borghese che in canotta e pantaloncini bisogna vedere che tipo di risposta darà il francese, che non è certo famoso per essere un carattere forte. Passiamo ai lunghi, sicuramente il reparto dove Boniciolli ha le maggiori certezze: il duo Heytvelt-Traorè ha durezza fisica, talento e atletismo per essere uno dei migliori della serie A. Vicino a loro Gigli. Sul buon Angelone bisognerebbe sgombrare il campo da ogni dubbio: è un ottimo giocatore, disciplinato, difende duro, ma non è e non sarà mai un protagonista, non lo è per natura. Detto questo, Roma non può fare a meno di lui, anche perché Crosariol non è affidabile, e nella sua valutazione non possiamo continuare a tener conto del “potrebbe fare” o di una partita buona ogni tre mesi. Dunque che Roma sarà? Personalmente ho una passione per Boniciolli, non ne condivido alcuni atteggiamenti, ma le sue squadre non sono per niente standardizzate, una rarità in un basket con poche idee e tanta paura di rischiare. Attenzione, perché Boniciolli è capace di pinare Crosariol per dare spazio a Ianilli se il lungo lo merita.
MONTEPASCHI SIENA
Se qualcuno aveva dei dubbi sul valore di Siena, la sfida di Super Coppa con la Virtus ha ricordato a molti che i pluricampioni d’Italia non sono tali per niente. La Montepaschi ha cambiato tanto: ha perso il miglior play del campionato (per due volte nominato miglior play d’Europa), ha lasciato andare una delle migliori ali piccole d’Europa, almeno tra le top 5 del ruolo, ed ha rinunciato ad uno dei più efficaci stoppatori in circolazione, uno dei migliori difensori sul P&R del vecchio continente. McIntyre, Sato ed Eze, tre nomi pesanti, tre nomi che hanno fatto grande Siena e che proprio grazie alla reputazione maturata in Toscana hanno strappato ricchi contratti con squadre di prima, primissima fascia (Malaga, Panathinaikos e Khimki). Come d’abitudine Minucci si è mosso per tempo, anticipando tutti sul mercato, e questa lungimiranza ha pagato dividendi importanti quando sulla testa di Siena è caduta la tegola dell’infortunio a Hairston, una tegola schivata grazie alla presenza di Moss, messo sotto contratto l’anno scorso. Per correttezza bisogna ricordare che Siena aveva praticamente bocciato l’ex Teramo, e che senza l’infortunio a Hairston non si sarebbe visto questo Moss scintillante della prestagione. Alla fine quello che conta è che Siena si ritrova per le mani un americano in più, che in campionato vuol dire risparmiare energie di qualcuno durante i turni meno impegnativi, mentre in Europa potrà schierare un americano in più, non male (la fortuna sorride agli audaci). Che squadra sarà Siena? In estate sono arrivati giocatori importanti: di Hairston abbiamo parlato, ma nella città del Palio sono sbarcati anche Bo McCalebb, Milan Rakovic, Pietro Aradori, e Andrea Michelori, oltre al clamoroso ritorno di Rimas Kaukenas, spaesato nella sue esperienza a Madrid. Siena correrà di più, giocherà meno P&R e tirerà meno da tre (almeno fino a quando Lavrinovic non sarà tornato al 100%). Dire che con Rakovic avrà più post basso rispetto ad Eze è una forzatura. Rakovic è si più pivot classico, ma seppur corpulento non è certo un gigante per altezza, ed ha messo in mostra più velocità che potenza vicino a canestro. Chi invece al ferro ci vuole sempre andare è McCalebb, che non avrà la bravura di T-Mac nel giocare il P&R, ma ha forza fisica ed è irresistibilmente attratto dal ferro. Due parole su Stonerook. Il capitano di Siena è il vero segreto di Pianigiani: il ricciolone è l’equilibriatore del gioco di Siena, l’anima ed il suo miglior difensore. Il miglior acquisto di Siena è averlo riconfermato.
PEPSI CASERTA
Partiamo dagli ultimi eventi. Fuori Oyedeji dentro Williams (da comunitario, almeno questa è l’idea). Quindi in estate Caserta punta su Oyedeji, il giocatore arriva fuori forma (ma quando si fanno i contratti non si controlla lo stato del giocatore), delude nelle due gare contro il Khimki, cosa che sarebbe capitata a molti, e viene tagliato per far spazio a Williams. Il centrone ex Cantù e Pesaro però è stato a sua volta tagliato da Brindisi, oppure è andato via lui, non si capisce bene, e dopo aver tentato la carta NBA (?), eccolo tornare in Italia a prendere soldi, forse più di quelli di Brindisi, visto che il passaporto darebbe alla sua carriera una nuova dimensione. Morale della fiaba: Caserta ha tagliato un pivot ciccione per prenderne un’altro che agli ultimi rilevamenti non sembrava proprio il più disciplinato dei professionisti (sono andato bene). Ok, chiusa parentesi. Caserta ha mantenuto intatto il nucleo che ha fatto onde lo scorso anno. Certo, la perdita di Michelori, oltre che mal digerita è anche difficilmente colmabile, viste le caratteristiche ed il passaporto del giocatore. Garri può dare altre cose, ma non quelle essenziali che dava il “Miche”. Fatto lo scambio tra lunghi italiani, ed aggiunto Colussi dalla Lega2, il resto del roster è identico, con Doornekamp pronto a subentrare in caso di infortunio di qualcuno degli straniere, ed al momento il canadese di passaporto Olandese è la polizza nel caso le condizioni di Williams siano tragiche. L’inserimento di Big-E non cambierà il modo di giocare di Caserta, che correrà tanto, tirarerà molto da fuori, visto che la linea arretrata potrà infastidire (momentaneamente), Di Bella e Bowers, mentre Ere e, soprattutto, Jones, non sentiranno la differenza. Con un Williams in più nel motore, Caserta proverà a replicare la stupenda stagione passata, cercando di scrollarsi di dosso la delusione per i preliminari persi contro la corazzata di Scariolo, e cercando anche di scordarsi quanto di buono fatto un anno fa. Molto passerà dall’impatto dell’asse Di Bella-Williams e da quanto Jones saprà dare anche nelle giornate storte al tiro. JJ ha il potenziale per essere l’MVP del campionato… a Caserta sperano se ne ricordi ogni domenica.
SCAVOLINI SIVIGLIA PESARO
A Pesaro sperano di essersi lasciati alle spalle la brutta stagione scorsa. Dai problemi fisici di Williams fino a quelli di adattamento di Green, passando per la tragedia di Sakota (tornatoa salutare il suo pubblico proprio pochi giorni fa). Non tutto è andato bene, compresi i dissapori da parte di buona parte dell’ambiente con la dirigenza. E’ per questo che il cambio di proprietà, la nuova presidenza, e l’innesto di giocatori di ottimo livello, hanno portato aria nuova sulle rive dell’Adriatico, un entusiasmo come non si vedeva da anni a Pesaro. La squadra ha talento, tanto, specialmente sul perimetro, due centri veri e qualche lacuna nel ruolo di ala forte, dove Aleksandrov è giocatore perimetrale come anche Flamini. Collins ha voglia di riscatto lui pure, dopo la stagione nera alla Virtus, stessa cosa per Hackett, bocciato senza messe misure a Treviso. Attenzione a Almond che potrebbe far stropicciare gli occhi a molti, mentre su Diaz continuano a permanere dubbi sulla tenuta fisica e mentale. Curiorità per l’accoppiata Lydeka-Cusin, due giocatori con centimetri e stazza fisica, ma anche la stessa sinistra tendenza ad incappare in falli sciocchi. Personalmente non vedo l’ora di vedere in azione Aleksandrov, perché di giocatori tecnici ed in grado di far canestro non se ne vedono mai abbastanza. Occhio a Traini, play tascabile del 1992 con attributi e qualità insospettabili.
VANOLI-BRAGA CREMONA
Parla slavo questa Cremona. Dall’allenatore passando per quattro giocatori, il roster è formato da atleti dell’est Europa, cinque se contiamo il passaportato Rowland, che però non è decisamente Bulgaro. Rifirmato subito Marko Milic, uno dei segreti della salvezza conquistata l’anno scorso, Cremona ha trovato anche l’accordo con E.J. Rowland, uno dei migliori playmaker della scorsa stagione. Come detto in casa Vanoli soffia il vento dell’est, visto che assieme a Milicic e al nuovo coach Tomo Mahoric, altri tre giocatori provengono dall’est del vecchio continente, e sono, Sekulic, Perkovic e Drodzov. Tre giocatori esperti, che non dovrebbero regalare brutte sorprese a tifosi e staff tecnico. Su questa base Mahoric cercherà di inserire il talento di Rowland e quello di Je’Kel Foster, guardia dal grande talento offensivo, fortemente voluto da Mahoric per il suo bagaglio offensivo completo. Dietro al duo formato da Rowland e Je’Kel occhio a D’Ercole, che dopo le buone cose fatte vedere due stagioni fa con Udine, tornerà ad avere minuti importanti: le qualità per far bene ci sono tutte.
Argentina - Non avrà Ginobile e Nocioni si è scavigliato proprio alla vigilia del campionato. Detto questo, stiamo comunque parlando di una nazionale esperta, che ha vinto tanto ed ha un paio di giocatori che possono fare la differenza, primo fra tutti Luis Scola, ormai affermato anche in NBA. Attenzione a Delfino, che sembra essersi definitivamente ritrovato in quel di Milwaukee. Visto le squalifiche alla Serbia il primo posto del girone dovrebbe essere alla portata, anche se la panchina è davvero corta e non di qualità.
Serbia –
Germania – Senza Nowitzki e Kaman la Germania non può ambire al podio, ma certamente i tedeschi possono dimostrare di non essere dipendenti in tutto e per tutto alla loro star tedesca. Come avvenuto tra l’altro agli ultimi europei, quando la squadra di Bauermann ha mostrato un buon basket ed un’ottima solidità. Squadra discretamente giovane che punta molto sui suoi lunghi, con l’ormai veterani Jagla che darà sostegno alla giovane e promettente coppia di formata da Benzing e Pleiss.
Australia –
Angola –
Giordania - Contenere gli scarti e giocarsela con l’Angola sarebbe già una vittoria
Stati Uniti – Che dire, il fatto che siano i favoriti nonostante abbiano totalmente cambiato squadra rispetto a due anni fa, è sintomatico di quanto sia ancora grande la distanza col resto del mondo. La lacuna più grande è sotto canestro, visto che con l’infortunio di Brook Lopez coach K ha perso il suo unico centro di peso. Chandler non ha le qualità per essere un punto di riferimento in attacco mentre Love è ancora troppo giovane. Nelle amichevoli di preparazione si è visto anche Odom da pivot, un esperimento intrigante. Gli USA puntano molto sul trio formato da Rose, Durant e Gay, con Kevin utilizzato anche da numero 4, un rebus impossbile per ogni difesa. Billups dovrebbe garantire esperienza e freddezza nei momenti più delicati, mentre Rose dovrebbe dare quel guizzo di imprevedibilità. Rondo è stato tagliato, ufficialmente per problemi familiari, ma contro la Lituania è stato seduto tutto il tempo e non ha gradito. Di certo non è il giocatore ideale per giocare in una competizione FIBA. In campo aperto sono devastanti ma a difesa schierata fanno fatica e coach k non ha ancora fatto vedere di saper insegnare una difesa sul P&R. Ci sarà da divertirsi, basti pensare ad un quintetto che potrà schierare Rose, Granger, Durant, Gay e Odom.
Brasile – Nenè, Splitter e Varejao sono un pacchetto lunghi di assoluto livello, probabilmente il migliore dell’intera competizione, anche se il pivot dei Nuggets potrebbe essere fuori per infortunio. Sul perimetro la coppia Huertas Barbosa promette scintille, mentre il trio Giovannoni Garcia Machado darà esperienza. Attenzione, potrebbero convincersi di essere forti. Se dovesse esserci anche Nenè potrebbero essere da medaglia.
Croazia – Ha centimetri, atletismo, tradizione e talento. Questa Croazia può essere l’outsider del torneo, specialmente se Tomic confermerà quanto di buono fatto vedere in Europa. Coach Vrankovic può cambiare assetto alla sua squadra in qualsiasi momento, grazie anche alla presenza di Planinic, che può giocare tutti e tre i ruoli dietro. Occhio a Bogdanovic.
Slovenia –
Iran –
Tunisia –
Turchia –
Grecia –
Russia –
Portorico -
Cina –
Costa d’Avorio –
Spagna – Si presenta a questi mondiali da campione in carica (più l’Europeo e l’argento Olimpico), ed è fermamente decisa a difendere il titolo conquistato. Per farlo non potrà contare sull’apporto di Pau Gasol, ed anche di Calderon, fuori per infortunio all’ultimo momento. Scariolo però non si può certo piangere addosso visto che il roster a disposizione è di altissimo livello. Al posto di Pau giocherà il fratello, cresciuto in maniera esponenziale in questi anni, tanto che la sua presenza potrà non far rimpiangere molto quella del fratello maggiore. Rubio è reduce da una vittoria di Eurolega e con lui i compagni Navarro e Vazquez. Fernandez potrebbe salutare il suo ritorno in Europa con un super Mondiale. La panchina è impressionante, con l’esperienza di Reyes, la freschezza di Llull e il talento di Claver, oltre a San Emeterio, Mumbrù, Lopez. Sono la squadra da battere ed durante il girone possono anche sperimentare.
Francia – Al secondo posto più per mancanza di alternative che per vero valore. Intendiamoci, la Francia ha sempre avuto grande potenziale, ma non è mai riuscita ad esprimerlo al massimo. Mancherà Tony Parker ed anche Beaubois, quindi ci sarà un buco nel ruolo di play, buco che cercherà di colmare Boris Diaw. Luci puntate su Batum, atteso ad un grande Mondiale.
Lituania – Stesso discorso fatto per la Francia, in un altro girone avrebbero avuto difficoltà a qualificarsi. La Lituania manderà in campo una squadra totalmente rinnovata, viste le assenze di Kaukenas, Siskaukas, Jasikevicius, Petravicius e i fratelli Lavrinovic, tutti a riposarsi in attesa dell’Europeo 2011 che giocheranno a casa loro. Nonostante questo, in un girone poco competitivo il terzo posto non è in dubbio e potrebbero fare un pensierino anche al secondo se Kleiza dovesse confermarsi ai livelli giocati lo scorso anno. Sarà una buona esperienza per i più giovani e per giocatori in cerca della loro vera identità come per esempio il “milanese” Maciulis.