Crea sito
 

Analisi roster Serie A

Avellino

AIR AVELLINO

Tre nuovi stranieri, cinque americani (grazie al terribile mercato dei passaporti), un nuovo coach e la voglia di dimostrare che la Coppa Italia, vinta solo una manciata di anni fa, non è stata un caso. E’ così che l’Air Avellino si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione, con un roster rinnovato specialmente negli stranieri: oltre al cavallo di ritorno da comunitario di Marques Green (mai più tornato ai livelli toccati in Irpinia), sono arrivati Omar Thomas, che deve confermare il suo valore anche in serie A, Linton Johonson, possente ala piccola che ha vestito ben 8 canotte NBA diverse, e Taquan Dean, guardia che col suo talento può far svoltare la stagione della Scandone. Un nuovo look dunque, per una squadra completa, che ha fisicità e tecnica vicino al canestro coi confermatissimi Troutman e Szewczyk, talento e creatività sul perimetro con Green e Dean, duttilità e atletismo nella posizione di ala con Johonson e Thomas. Se il quintetto a disposizione di Vitucci è da parte alta, altissima della classifica, nemmeno la panchina scherza, perché considerando che Thomas parta dal pino, accanto all’ex Brindisi ci saranno il veterano Lauwers, la sicurezza Spinelli e Cortese. Non male, anche se è lampante la mancanza di un cambio credibile per i lunghi, con uno tra Thomas e Johonson che dovrà sacrificarsi a giocare qualche minuto da numero 4. L’Air è una squadra ambiziosa, anche se molto della sua stagione passa da un paio di scommesse, nello specifico, la consistenza di Dean, il reale valore di Johonson (che ancora praticamente non si è visto) e l’impatto di Thomas nella massima serie.

BiellaANGELICO BIELLA

Roster giovane, con tre sole certezze: Jurak, Soragna e Salyers. Oltre a questi tre nomi per Biella ci sono molte scommesse, prima fra tutte quella dei due esterni, A.J. Slaughter e Edgar Sosa, oltre a Goran Suton, una matricola per il nostro campionato ma che potrebbe rivelarsi già un giocatore solido (anche se senza picchi). Vista la struttura fisica e le caratteristiche dei due esterni USA, e l’atletismo di Jeff Viggiano (chiamato a confermare i buoni lampi fatti vedere in maglia Olimpia), Biella quest’anno sarà obbligata a correre per non dover affrontare le difese schierate. La sicurezza in attacco si chiama Marc Salyers, ala che dovrà garantire punti ed esperienza, quella che sicuramente daranno Teo Soragna e Goran Jurak. Il reparto esterni è veramente giovane ed inesperto con due giocatori del 1988 (Sosa e Chessa) ed uno del 1987 (Slaughter). Cancellieri dovrà lavorare molto in palestra e, in caso di una partenza difficile, non far abbassare l’entusiasmo di una squadra che potrebbe trovare non poche difficoltà in un campionato duro come quello di serie A.

MilanoARMANI JEANS MILANO

La favorita per lo scudetto? Diciamo che fino a prova contraria i campioni in carica vestono la maglia di Siena, ma Milano quest’estate ha certamente rinforzato il suo ruolo di prima antagonista, riducendo drasticamente (complice il rinnovamento del Montepaschi), la distanza dai toscani, inarrivabili in questi ultimi anni. L’Olimpia ha lasciato inalterato il nucleo base dello scorso anno, facendo innesti importanti come il ritorno (proprio da Siena), di David Hawkins, l’acquisizione di Ibby Jaaber, e la firma di Pecherov, oltre all’acquisto di Melli. Tre giocatori che con le loro caratteristiche completano un roster che ha taglia fisica, atletismo e tecnica per puntare al titolo ed anche per far meglio degli altri anni in Eurolega. Forte dell’esperienza maturata in toscana, il Falco è tornato a Milano a batter cassa, ed in dote ha portato la sua straripante fisicità che in attacco ed in difesa può essere un fattore. L’arretramento della linea da tre punti potrebbe metterlo in difficoltà, almeno all’inizio, lui che è un tiratore costruito negli anni e non naturale. Da una metropoli all’altra, è questo il percorso di Jaaber, che a Milano potrebbe ritrovare un utilizzo più congeniale alle sue caratteristiche: l’Olimpia non gli chiederà di segnare tanto, di essere il play titolare e di giocare 40 minuti da protagonista, cose di cui invece Roma aveva bisogno. A Milano Ibby dovrà dare la sua grande capacità di pressare la palla, il suo atletismo in campo aperto e la possibilità di giocare due ruoli, dando così respiro a Finley nel ruolo di play. Ed eccoci arrivati a Pecherov: l’ucraino può essere un crack per il nostro campionato, perché ha mani d’oro e centrimetri veri (è oltre i 2 e 10). Può essere la risposta a Lavrinovic? Si, ma non bisogna scordare che il lituano è cresciuto in modo esponenziale dal suo arrivo a Siena. Pecherov al momento garantisce solo punti e una buona attitudine a rimbalzo offensivo, per il resto tira e basta, non passa la palla e non sembra particolarmente interessato alla difesa. Visti i nuovi arrivi (almeno quelli più significativi), che stagione potrà fare Milano? Bucchi (che quest’anno DEVE vincere), avrà a sua disposizione tante possibilità, una situazione che i detrattori del coach bolognese, dicono non sia in grado di gestire. Ad ogni modo Milano può giocare con quintetti leggeri (con il Falco da 3 e Mancinelli o Maciulis da 4), con quintetti pesanti, difensivi o offensivi. Le premesse per una buona stagione ci sono tutti, ora tocca a Bucchi ed ai giocatori dimostrare il loro reale valore in campo, ma l’obiettivo non può che essere uno solo: lo scudetto.

TeramoBANCA TERCAS TERAMO

Finito un ciclo, quello che ha portato i playoff, la partecipazione alla Final Eight, l’Europa, Teramo riparte, rinunciando al giocatore che era il suo simbolo, Peppe Poeta, diventato grande nella società del presidente Antonetti e andato, assieme al suo compagno di merende Amoroso, alla Virtus Bologna. Un cambio deciso, che Teramo spera di ammortizzare con la conferma di Drake Diener, l’acquisizione di Mike Hall, quella di Fletcher e Zoroski ed un paio di scommesse, prima fra tutte quella di Roberto Rullo, che a Terano sperano possa ripercorre la strada di Poeta. Atteso anche Ahearn Blake, alla sua prima stagione in Italia ed a digiuno di basket FIBA, se si escludono le 14 partite giocate all’Estudiantes. Grande curiosità per la terza stagione italiana di Mike Hall, che a Teramo avrà più minuti e molta possibilità di sbagliare, un buon viatico per mettere in mostra il suo talento balistico e atletico, ma anche l’obbligo di essere più produttivo, perché se Milano poteva in qualche modo ammortizzare le tante serate storte e le sue lune, Terano ha bisogno del miglior Mike Hall ad ogni partita. Zoroski darà esperienza nel ruolo di play, una polizza assicurativa importante nel caso Rullo non riesca ad esprimere tutto il suo enorme potenziale.

TrevisoBENETTON TREVISO

A Treviso lo scorso anno non si erano messi d’accordo: volevano seguire la linea verde, pur pretendendo fin da subito buoni risultati. Le due cose, si sa, non sempre vanno a braccetto, specialmente nel primo anno del progetto. Ad ogni modo in casa Benetton hanno pensato che negli ultimi sono state troppe le stagioni magre, e che Treviso deve lottare per altri traguardi che non un posticino ai playoff. Per fare questo si è in parte accantonato il progetto della linea verde, si è venduto il testimonial della campagna abbonamenti dello scorso anno, quell’Hackett al quale era stato dato un triennale, e si è affidato agli ordini dell’inquieto Repesa una squadra con veterani collaudati, giocatori in rampa di lancio, e qualche giovane interessante pronto alla vera esplosione. Sulla carta il roster di Treviso non ha buchi apparenti: in regia il ritorno di Bulleri ha portato esperienza e voglia di riscatto, che associate al talento e alla taglia fisica di Stefan Markovic sono garanzia di non avere sorprese. I due posso giocare assieme, e lo faranno. Il reparto esterni è completato dal cecchino Toolson e dal possente a Devin Smith, un duo che garantisce punti (tanti), e una presenza fisica importante, con l’ex Avellino che nella sua unica stagione italiana aveva impressionato tutti per il suo impatto sul campionato. Dietro a Smith, nel ruolo di ala, ci sarà spazio per Hrvoje Peric, in prestito da Malaga. Sotto canestro Treviso si è assicurata un Brunner fresco di passaporto svizzero: l’ex Montegranaro è atteso ad un salto di qualità della sua carriera, ovvero confermare le sue qualità in una squadra dal pedigree importante. Vicino a lui, oltre al veterano Sandro Nicevic, il talentone Montiejunas, che potrebbe essere la vera grande sorpresa dell’intero campionato. Già lo scorso anno il lituano aveva fatto vedere lampi della sua classe ed ora, con un anno d’esperienza alle spalle e un’estate di lavoro (anche fisico), il giovane lungo può lanciare la sua candidatura alle primissime posizioni del draft disputando un campionato da protagonista. Attenzione a Wojciechovski il lungo proveniente dal settore giovanile che in questo precampionato ha messo in mostra doti fisiche e tecniche non trascurabili. Se parliamo di giovani però, la palma di più atteso non può che andare ad Alessandro Gentile. Il figlio di Nando ha passato l’estate a fare l’uomo tra i bambini, ma Repesa, che pure è allenatore disposto a scommettere sui giovani, è anche un coach intransigente, e Gentilino deve dimostrare di aver lavorato sui suoi difetti: il fisico, che dicono si stia asciugando, la difesa e un atteggiamento più discreto, che la faccia tosta è un bene ma troppo guasta. Avrà spazio, anche se per ora nel suo ruolo Smith è intoccabile e Peric ha più esperienza. L’obiettivo è, se non proprio lo scudetto (ma è una stagione aperta), almeno lottare per arrivare a giocarsi un posto in finale. Le potenzialità ci sono tutte.

CantùBENNET CANTU’

<<Migliorare vorrebbe dire arrivare terzi, difficile, perché alcune big dovrebbero sbagliare stagione. Ovviamente si parte per migliorare il risultato dello scorso anno>>. Le parole di Andrea Trinchieri, oltre a confermare l’intelligenza del personaggio, che è notevole, sono anche il manifesto della stagione che attende Cantù: difficile. Non irripetibile però, perché le condizioni per replicare il campionato scorso ci sono tutte, anzi, in realtà Cantù oltre ad aver mantenuto intatto il nucleo della stagione 2009/2010 (fatto inusuale per i brianzoli negli ultimi anni), si è anche rinforzata. Tenuti Leunen, Micov, Markoishvili, riconfermata la bandiera Mazzarino, Cantù ha inserito nel motore l’esperienza e la stazza di Denis Marconato, l’esplosività di Green e l’esuberanza di Tabu. Arrigoni ha costruito una squadra solida, coperta in ogni ruolo e con punti nelle mani. In precampionato (per quanto possano valere le partite estive), la squadra di Trinchieri ha dato un assaggio di quanto potrà fare in campionato. E’ vero, non sarà facile migliorarsi, ma se consideriamo che Markoishvili sarà al suo secondo anno dopo la “rinascita” della stagione scorsa, che Marconato per esperienza e sapienza cestistica è un upgrade significativo rispetto a Lydeka, e che Green ha molti più punti nelle mani rispetto al suo omonimo dello scorso anno, Cantù potrà togliersi delle soddisfazioni, fermo restando che Leunen dovrà riconfermare la spettacolare annata da matricola del nostro campionato, cosa che vale anche per Micov e Ortner ed in parte Markoishvili e che Mazzarino certo non ringiovanisce. Dietro i soliti noti, attenzione a Diviach, che potrebbe essere una piacevole sorpresa.

BolognaCANADIAN SOLAR BOLOGNA

Squadra che ha cambiato tanto, ringiovanendo molto, ma che sinceramente non sembra la squadra ideale per coach Lino Lardo. In estate sono arrivati Peppe Poeta e Valerio Amoroso, due giocatori da coltello tra i denti, da arrembaggio, ma poco disciplinati in campo, forse troppo anarchici per l’ex coach anche dell’Olimpia Milano. Vista durante la finale di Super Coppa, la mia impressione sulla Virtus è di una squadra con molta quantità ma poca qualità. Gli unici due giocatori che sembrano poter spiccare sugli altri sono Petteri Koponen, che però è tornato in campo dopo una pausa forzata che durava da aprile, e Kennedy Winston, fuori anche lui al momento. Kemp è tutto da testare a questo livello, a maggior ragione se utilizzato in un ruolo che non è il suo, quello di ala piccola. Stessa cosa per Amoroso, giocatore che produce tanto ma ha bisogno di spazio e tiri per incidere sulla gara. Manca qualcosa sotto, dove l’unico centro di ruolo è il roccioso Homan, affiancato da Amoroso e Sanikidze e dal giovane Martinoni, che ha tecnica da vendere ma è piccolo e atleticamente limitato. Lardo è noto per tirare fuori il meglio dai suoi, ma quel che è certo è che la Virtus ha poche certezze e molte incognite, prima fra tutte la tenuta difensiva, dove Poeta soffre contro molti avversari e dove senza i suoi senatori Lardo potrebbe incontrare difficoltà nello schierare le sue temibili difese a zona. Un punto a favore di Bologna è il carattere di alcuni giocatori: Homan è un duro, Poeta è da sempre abituato a giocare contro i pronostici e Amoroso è un combattente nato. Basterà? La prima uscita contro Siena non ha dato risposte confortanti, ma di fronte c’erano i pluricampioni d’Italia, e certamente gli infortuni hanno pesato.

VareseCIMBERIO VARESE

Squadra esperta, navigata, con gerarchie ben precise, poche sorprese e la voglia di non soffrire come successo la scorsa stagione. La nuova Varese targata Recalcati (un ritorno che infiamma il cuore e la memoria dei tifosi), non ha in serbo molte sorprese: un creatore di gioco, Goss, finalmente sbarcato in serie A per dimostrare quanto fatto vedere in Lega2. Un play, Ranniko, che non promette la luna ma concretezza, come anche Jobey Thomas, un gradito ritorno all’attività, come quello di Righetti, che dopo la Coppa Italia vinta con Avellino e il seguente trasferimento a Bologna si era perso, due veterani del nostro campionato, l’inossidabile Galanda e Fajardo vicino a due giocatori fisici come Kangur e Cotani, più il ritorno di Ron Slay, quello che (di buono) passava il convento dopo che i guai fisici hanno fermato Collins. Come detto una squadra che non deve essere scoperta, anche se un paio di gradite sorprese potrebbe riservarle, come l’esplosione totale di Goss e l’impatto di Kangur, giocatore fisico che, se starà lontano dai falli potrebbe davvero far bene. Attenzione al piccolo Mian, che in un reparto non troppo affollato (Goss, Ranniko e Thomas), dovrebbe trovare minuti per giocare e sbagliare, il modo migliore per crescere.

SassariDINAMO SASSARI

Ed eccoci alla prima matricola. Dopo la promozione i sardi sono stati in un pericoloso limbo per un po’ di tempo, tanto da far temere ai tifosi che l’ipotesi di una rinuncia alla tanto agognata serie A potesse essere molto concreta. Scampato il pericolo ed avute le necessarie garanzie economiche, in casa Dinamo hanno voluto fare le cose in grande. Tre nomi su tutti, quelli di Othello Hunter, James White e Travis Diener: l’ex Hawks alla prima vera stagione fuori dagli USA (dopo le otto partite in Grecia), il secondo chiamato a confermare i progressi al tiro fatti vedere in Russia ed ovviamente ad infiammare il pubblico (non solo quello di Sassari), coi suoi voli, il terzo arrivato in Italia con le stigmate della star, del giocatore in grado di spostare gli equilibri, salvo fermarsi ai box a causa dell’infortunio alla mano. Tre giocatori, fondamentalmente tre scommesse ma di buon o addirittura (nel caso di Diener), alto livello. Accanto a loro una squadra solida, con il greco Tsaldaris a dare qualità e quantità, l’atteso Hubalek che ha centimetri, tecnica e atletismo per dare seguito a quanto fatto vedere in Lega2, più alcuni mestieranti di ritorno in serie A (Cittadini e Sacchetti), o all’esordio assoluto tra i pro (Pinton). Purtroppo per Sassari l’infortunio alla mano di Diener ha costretto Sassari ad andare sul mercato, firmando il veteranissimo Childress, all’ennesima incarnazione italiana, per dare due mesi di sapienza cestistica. La squadra sembra quella ideale per giocare il basket di Sacchetti, anche se White è tutto da testare con la linea da tre punti arretrata (l’annata in Russia potrebbe essere un caso), e la panchina non da garanzie in un campionato duro come quello di serie. Il reparto lunghi è molto corto, con i soli Cittadini e Vannuzzo alle spalle del duo Hubalek-Hunter.

BrindisiENEL BRINDISI

Da una matricola all’altra, questa, non me ne vogliano i tifosi sassaresi, finalmente tornata nel grande basket italiano. Brindisi è una delle piazze più calde ed appassionate di tutta Italia, come ha notato anche Diawara, che in quanto a tifoserie presenti dovrebbe avere una certa esperienza, avendo frequentato (anche se per poco), la Fossa. Per il suo ritorno in serie A Brindisi non ha badato a spese, spendendo tanto, bene e con scelte funzionali ai suoi bisogni. Confermato il senatore Radulovic e Maresca, Brindisi è andata sull’usato sicuro, ovvero giocatori con esperienza del nostro campionato ma di assoluto livello. Il trio di esterni Dixon, Monroe Diawara garantisce atletismo, muscoli e punti in quantità. Il quintetto è completato dalla perla dell’ingaggio di Bavcic (attenzione al campionato dell’ex Olimpia Lubiana) e dall’arrivo di Kris Lang, ingaggiato dopo il “caso” Erik Williams, al centro di voci non proprio confortanti prima del taglio (o abbandono?) e seguente firma (da comunitario?), con Caserta. A prescindere dal valore assoluto dei due giocatori, certamente per coach Perdichizzi cambierà l’impostazione del gioco, essendo Lang un giocatore con caratteristiche decisamente diverse rispetto a quelle di Williams. Messa da parte questa grana, Brindisi si accinge a cominciare questa nuova avventura in serie A, con Monroe che ha avuto un precampionato difficile dal punto di vista fisico. La panchina è più solida di quello che si potrebbe pensare, con il quartetto Radulovic, Maresca, Infante e Giovacchini che garantiscono dedizione alla causa, esperienza ed anche, nel caso di Radulovic, qualche lampo di classe sopraffina.

MontegranaroFABI SHOES MONTEGRANARO

Il ritorno a Montegranaro di Ford garantisce ai tifosi della Sutor, oltre che schiacciate e stoppate in abbondanza, anche la garanzia di aver firmato un giocatore che, nella seconda parte del campionato scorso, ha dimostrato di poter giocare a livelli da MVP del torneo. Non male per Montegranaro, che dopo la bella stagione scorsa, ha deciso di cambiare il giusto, compreso l’allenatore (anche qui un ritorno, quello del Pilla, al secolo Stefano Pillastrini). Perso Brunner, la Sutor ha puntato subito su un altro centro dalle caratteristiche opposte a quelle del neo-svizzero, per poi piazzare un altro colpo importante, firmando Allan Ray. L’ex Villanova e Celtic ha dimostrato di non essere il giocatore visto alla Virtus Roma dove una serie di fattori (societari, rapporti con l’allenatore ed anche di atteggiamento personale), ne hanno limitato e offuscato il super talento, che Ray ha, e che a Ferrara ha fatto vedere. Montegranaro scommette sulla sua voglia di tornare ad alto livello, dopo l’infortunio al ginocchio. In coppia con Ford può essere devastante (ha qualità di passatore oltre che di realizzatore), e la sua presenza può sollevare Maestranzi dal dover sempre creare gioco, lasciando l’oriundo libero di giocare lontano dal pallone, sfruttando i miglioramenti al tiro. Manca forse qualcosa nel ruolo di ala forte, dove Ivanov può giocare minuti ma è più efficace da centro e Ongenaet è comunque da testare. Volto nuovo anche quello di Bobby Jones, che a Teramo è andato su e giù, seguendo le lune del suo carattere. Fisicamente è tra le prime ali piccole del campionato, deve dare continuità al suo gioco e pulirlo tecnicamente, ma già così il suo impatto può essere determinante per una squadra. Un paio di giocatori sono chiamati ad una stagione di risposte: Cavaliero deve confermare quanto di buono fatto vedere lo scorso anno, Antonutti deve dimostrare di valere la serie A, anche perché ormai la carta d’identità dice 24 anni e la storia della giovane promessa ha cominciato a stancare anche i suoi estimatori.

RomaLOTTOMATICA ROMA

Fare peggio dello scorso anno era difficile, ed infatti, almeno sulla carta, la Virtus Roma è stata costruita con più senso. Lo scorso anno il roster vedeva la presenza di mezzo playmaker, mezza guardia e un’infinità di ali piccole. Quest’anno si è fatto meglio: il play è rimasto mezzo, non me ne voglia Giachetti, giocatore con attributi e anche un discreto senso del canestro, ma davvero può essere il play titolare di una squadra che gioca l’Eurolega e ambisce ai primi posti in Italia? Per me no. Come cambio di Washington e accanto a lui per alcuni minuti può essere una soluzione, fermo restando che Vitali in questi anni non ha dimostrato niente, se non di vivere ancora sugli allori di una discreta stagione giocata a Montegranaro (con Garris accanto). Tornando a Roma: Washington ha talento e fisico per fare quasi reparto da solo, ma dietro di lui, a parte Giachetti, non c’è molto, considerando che il ragno Smith è un giocatore stupendo, dal talento clamoroso, ma a 35 anni non può essere identificato come il go to guy, e la sua età consiglia un impiego di massimo 25 minuti (visto che si gioca due volte alla settimana). La storia clinica di Datome non può far dormire sonni tranquilli ed anche il talento Dedovic ha pur sempre 20 anni. L’ipotesi Tourè da ala piccola è percorribile? Forse si, ma dopo una stagione passate più in borghese che in canotta e pantaloncini bisogna vedere che tipo di risposta darà il francese, che non è certo famoso per essere un carattere forte. Passiamo ai lunghi, sicuramente il reparto dove Boniciolli ha le maggiori certezze: il duo Heytvelt-Traorè ha durezza fisica, talento e atletismo per essere uno dei migliori della serie A. Vicino a loro Gigli. Sul buon Angelone bisognerebbe sgombrare il campo da ogni dubbio: è un ottimo giocatore, disciplinato, difende duro, ma non è e non sarà mai un protagonista, non lo è per natura. Detto questo, Roma non può fare a meno di lui, anche perché Crosariol non è affidabile, e nella sua valutazione non possiamo continuare a tener conto del “potrebbe fare” o di una partita buona ogni tre mesi. Dunque che Roma sarà? Personalmente ho una passione per Boniciolli, non ne condivido alcuni atteggiamenti, ma le sue squadre non sono per niente standardizzate, una rarità in un basket con poche idee e tanta paura di rischiare. Attenzione, perché Boniciolli è capace di pinare Crosariol per dare spazio a Ianilli se il lungo lo merita.

SienaMONTEPASCHI SIENA

Se qualcuno aveva dei dubbi sul valore di Siena, la sfida di Super Coppa con la Virtus ha ricordato a molti che i pluricampioni d’Italia non sono tali per niente. La Montepaschi ha cambiato tanto: ha perso il miglior play del campionato (per due volte nominato miglior play d’Europa), ha lasciato andare una delle migliori ali piccole d’Europa, almeno tra le top 5 del ruolo, ed ha rinunciato ad uno dei più efficaci stoppatori in circolazione, uno dei migliori difensori sul P&R del vecchio continente. McIntyre, Sato ed Eze, tre nomi pesanti, tre nomi che hanno fatto grande Siena e che proprio grazie alla reputazione maturata in Toscana hanno strappato ricchi contratti con squadre di prima, primissima fascia (Malaga, Panathinaikos e Khimki). Come d’abitudine Minucci si è mosso per tempo, anticipando tutti sul mercato, e questa lungimiranza ha pagato dividendi importanti quando sulla testa di Siena è caduta la tegola dell’infortunio a Hairston, una tegola schivata grazie alla presenza di Moss, messo sotto contratto l’anno scorso. Per correttezza bisogna ricordare che Siena aveva praticamente bocciato l’ex Teramo, e che senza l’infortunio a Hairston non si sarebbe visto questo Moss scintillante della prestagione. Alla fine quello che conta è che Siena si ritrova per le mani un americano in più, che in campionato vuol dire risparmiare energie di qualcuno durante i turni meno impegnativi, mentre in Europa potrà schierare un americano in più, non male (la fortuna sorride agli audaci). Che squadra sarà Siena? In estate sono arrivati giocatori importanti: di Hairston abbiamo parlato, ma nella città del Palio sono sbarcati anche Bo McCalebb, Milan Rakovic, Pietro Aradori, e Andrea Michelori, oltre al clamoroso ritorno di Rimas Kaukenas, spaesato nella sue esperienza a Madrid. Siena correrà di più, giocherà meno P&R e tirerà meno da tre (almeno fino a quando Lavrinovic non sarà tornato al 100%). Dire che con Rakovic avrà più post basso rispetto ad Eze è una forzatura. Rakovic è si più pivot classico, ma seppur corpulento non è certo un gigante per altezza, ed ha messo in mostra più velocità che potenza vicino a canestro. Chi invece al ferro ci vuole sempre andare è McCalebb, che non avrà la bravura di T-Mac nel giocare il P&R, ma ha forza fisica ed è irresistibilmente attratto dal ferro. Due parole su Stonerook. Il capitano di Siena è il vero segreto di Pianigiani: il ricciolone è l’equilibriatore del gioco di Siena, l’anima ed il suo miglior difensore. Il miglior acquisto di Siena è averlo riconfermato.

CasertaPEPSI CASERTA

Partiamo dagli ultimi eventi. Fuori Oyedeji dentro Williams (da comunitario, almeno questa è l’idea). Quindi in estate Caserta punta su Oyedeji, il giocatore arriva fuori forma (ma quando si fanno i contratti non si controlla lo stato del giocatore), delude nelle due gare contro il Khimki, cosa che sarebbe capitata a molti, e viene tagliato per far spazio a Williams. Il centrone ex Cantù e Pesaro però è stato a sua volta tagliato da Brindisi, oppure è andato via lui, non si capisce bene, e dopo aver tentato la carta NBA (?), eccolo tornare in Italia a prendere soldi, forse più di quelli di Brindisi, visto che il passaporto darebbe alla sua carriera una nuova dimensione. Morale della fiaba: Caserta ha tagliato un pivot ciccione per prenderne un’altro che agli ultimi rilevamenti non sembrava proprio il più disciplinato dei professionisti (sono andato bene). Ok, chiusa parentesi. Caserta ha mantenuto intatto il nucleo che ha fatto onde lo scorso anno. Certo, la perdita di Michelori, oltre che mal digerita è anche difficilmente colmabile, viste le caratteristiche ed il passaporto del giocatore. Garri può dare altre cose, ma non quelle essenziali che dava il “Miche”. Fatto lo scambio tra lunghi italiani, ed aggiunto Colussi dalla Lega2, il resto del roster è identico, con Doornekamp pronto a subentrare in caso di infortunio di qualcuno degli straniere, ed al momento il canadese di passaporto Olandese è la polizza nel caso le condizioni di Williams siano tragiche. L’inserimento di Big-E non cambierà il modo di giocare di Caserta, che correrà tanto, tirarerà molto da fuori, visto che la linea arretrata potrà infastidire (momentaneamente), Di Bella e Bowers, mentre Ere e, soprattutto, Jones, non sentiranno la differenza. Con un Williams in più nel motore, Caserta proverà a replicare la stupenda stagione passata, cercando di scrollarsi di dosso la delusione per i preliminari persi contro la corazzata di Scariolo, e cercando anche di scordarsi quanto di buono fatto un anno fa. Molto passerà dall’impatto dell’asse Di Bella-Williams e da quanto Jones saprà dare anche nelle giornate storte al tiro. JJ ha il potenziale per essere l’MVP del campionato… a Caserta sperano se ne ricordi ogni domenica.

PesaroSCAVOLINI SIVIGLIA PESARO

A Pesaro sperano di essersi lasciati alle spalle la brutta stagione scorsa. Dai problemi fisici di Williams fino a quelli di adattamento di Green, passando per la tragedia di Sakota (tornatoa salutare il suo pubblico proprio pochi giorni fa). Non tutto è andato bene, compresi i dissapori da parte di buona parte dell’ambiente con la dirigenza. E’ per questo che il cambio di proprietà, la nuova presidenza, e l’innesto di giocatori di ottimo livello, hanno portato aria nuova sulle rive dell’Adriatico, un entusiasmo come non si vedeva da anni a Pesaro. La squadra ha talento, tanto, specialmente sul perimetro, due centri veri e qualche lacuna nel ruolo di ala forte, dove Aleksandrov è giocatore perimetrale come anche Flamini. Collins ha voglia di riscatto lui pure, dopo la stagione nera alla Virtus, stessa cosa per Hackett, bocciato senza messe misure a Treviso. Attenzione a Almond che potrebbe far stropicciare gli occhi a molti, mentre su Diaz continuano a permanere dubbi sulla tenuta fisica e mentale. Curiorità per l’accoppiata Lydeka-Cusin, due giocatori con centimetri e stazza fisica, ma anche la stessa sinistra tendenza ad incappare in falli sciocchi. Personalmente non vedo l’ora di vedere in azione Aleksandrov, perché di giocatori tecnici ed in grado di far canestro non se ne vedono mai abbastanza. Occhio a Traini, play tascabile del 1992 con attributi e qualità insospettabili.

CremonaVANOLI-BRAGA CREMONA

Parla slavo questa Cremona. Dall’allenatore passando per quattro giocatori, il roster è formato da atleti dell’est Europa, cinque se contiamo il passaportato Rowland, che però non è decisamente Bulgaro. Rifirmato subito Marko Milic, uno dei segreti della salvezza conquistata l’anno scorso, Cremona ha trovato anche l’accordo con E.J. Rowland, uno dei migliori playmaker della scorsa stagione. Come detto in casa Vanoli soffia il vento dell’est, visto che assieme a Milicic e al nuovo coach Tomo Mahoric, altri tre giocatori provengono dall’est del vecchio continente, e sono, Sekulic, Perkovic e Drodzov. Tre giocatori esperti, che non dovrebbero regalare brutte sorprese a tifosi e staff tecnico. Su questa base Mahoric cercherà di inserire il talento di Rowland e quello di Je’Kel Foster, guardia dal grande talento offensivo, fortemente voluto da Mahoric per il suo bagaglio offensivo completo. Dietro al duo formato da Rowland e Je’Kel occhio a D’Ercole, che dopo le buone cose fatte vedere due stagioni fa con Udine, tornerà ad avere minuti importanti: le qualità per far bene ci sono tutte.

Continue reading

La Spagna cade sotto i colpi di Maciulis. Grecia ko con la Turchia

Houston abbiamo un problema, o sarebbe meglio dire, Madrid abbiamo un problema. La Spagna cade ancora (seconda sconfitta), questa volta per mano di una Lituania sorprendente, trascinata dal milanese Jonas Maciulis (e da Kleiza, che da 4 nel basket FIBA è devastante), vero mattatore della sfida con gli Iberici. E dire che gli spagnoli erano partiti bene, sfruttando la stazza di Marc Gasol, un rebus per la difesa lituana. Purtroppo per Scariolo però, la sua squadra non ha chiuso la partita quando poteva, nel primo tempo, ed ha dissipato un vantaggio in doppia cifra entrando nell’ultimo periodo.

Cosa manca a questa Spagna? Pau Gasol è ovvio, ma l’assenza del catalano è pesante non solo per il valore assoluto del giocatore (probabilmente al momento il centro più forte del mondo), quanto per la sua duttilità. La Spagna non ha un solo 4 di ruolo, Garbajosa, ma se l’ex Treviso deve stare in campo troppi minuti (28 con la Lituania), la Spagna perde qualcosa a rimbalzo e in difesa. Marc Gasol è un centro di livello mondiale, ma è appunto “solo” un centro: con Pau in campo che poteva giocare minuti da ala (come succede ai Lakers quando è in campo con Bynum), la presenza di Reyes aveva più senso, potendo il capitano del Real giocare più vicino a canestro, ed anche l’utilizzo di Mumbrù risultava più efficace. E’ evidente che Scariolo non si fida più di tanto di Vasquez e questo comporta un utilizzo massiccio della coppia Marc Gasol – Garbajosa. La qualificazione ovviamente non è a rischio, ma se la Spagna dovesse arrivare terza, ai quarti si beccherebbe gli USA… attenzione alle prossime partite, nessuno va in campo per perdere, però…

Altra squadra in difficoltà è la Grecia. Intendiamoci, la qualificazione non è in dubbio (la China deve ancora affrontare Turchia e Russia), e la i due punti con la Costa D’Avorio dovrebbero essere già in cassa, ma gli ellenici non sono certo in un buon stato di forma e la sconfitta con la Turchia ha complicato le cose. Ora ha recuperato i due squalificati, Fotsis e Schortsanitis, ma l’impressione è che se non gira Spanoulis la Grecia faccia particolarmente fatica. La Turchia dal canto suo ha dato una grande dimostrazione di forza: l’impatto di Ilyasova, al di la del 6/6 da tre è devastante e Tanjevic ha a sua disposizione una squadra che non sembra avere punti deboli, a maggior ragione se consideriamo che fino ad ora il mondiale di Turkoglu non è stato entusiasmante.

Chi si è risollevato è stato Portorico, che contro la Cina ha conquistato due punti pesantissimi per la qualificazione, e deve ancora recuperare Arroyo. Qualificazione quasi certa anche per la Nuova Zelanda dell’eterno Cameron e del miglior marcatore del torneo, Penney.

Continue reading

Brivido per gli USA: Huertas manca il colpaccio

Terzo giorno di partite e terzo giorno di basket mediocre, ma almeno un paio di partite sono state avvincenti. Io capisco il bisogna di promuovere la pallacanestro in tutto il mondo, ma sinceramente non vedo la necessità di far giocare partite come Serbia Giordania che non servono a niente, se non a mettere 40 minuti nelle gambe ai giocatori. E se si facesse un pregirone tra le squadre di terza fascia? Già lo spettacolo non è dei migliori, se poi facciamo giocare tre partite in tre giorni alle squadre il livello in campo non può che calare.

 

Nella terza giornata la Germania ha pagato a caro prezzo i due overtime disputati con la Serbia. I 35 punti presi dall’Australia sono pesanti ma non pregiudicano la qualificazione, visto che gli ultimi due incontri saranno con Giordania e Angola. Attenzione alla Germania, che fino ad ora ha messo in mostra un ottimo basket e non sarà cliente facile per nessuno.

 

Nel derby tra Slovenia e Croazia, sono stati i nostri vicini di casa ad avere la meglio. Due o tre considerazioni: Brezec ha un’atteggiamento alla Kevin Garnett senza poterselo permettere. Sani Becirovic sarà anche un casellante in difesa ma con la palla in mano è un signore. Dragic ci ha messo poco ad abituarsi alla NBA tanto che non sa più giocare nel basket FIBA. Chi in NBA ci andrà è Ante Tomic, che però ha bucato la partita, persa dalla Croazia anche per l’atteggiamento di coach Vrankovic, che invece di lascisre sereni i suoi non ha fatto altro che lamentarsi per tutta la gara.

 

C’è mancato poco, gli USA hanno rischiato di cadere contro un Brasile senza Nenè e Varejao, graziati dall’errore ai liberi di Huertas e dal pallone scagliato da Barbosa sputato dal ferro. Potrebbe sembrare una forzatura parlando di una partita punto a punto, ma secondo me i minuti giocati da Batista (che ha fatto più danni della grandine), sono costati la vittoria ai carioca. Huertas super (l’ulcera dei tifosi F avrà ripreso a farsi sentire), Splitter solido e un Barbosa impreciso ma ingeneroso. Non vorrei essere blasfemo, coach K è un mito della panchina, ma ieri sera mi chiedevo: con una squadra che ha come due lunghi principali in campo Odom e Durant, l’allenatore di Duke ha impegato due partite e mezzo per capire che forse il modo migliore per difendere sui P&R è cambiare? Clamoroso e imbarazzante, come anche l’attacco a metà campo e l’atteggiamento di certi giocatori, non certo quello di Durant, che anche ieri si è caricato la squadra sulle spalle, senza atteggiarsi troppo e dimostrando cosa vuol dire essere dei fuoriclasse. E’ vero che a molte squadre mancano i giocatori migliori, ma contro Spagna, Grecia o Argentina gli USA rischiano molto giocando a questo modo.

 

Da non perdere oggi Grecia e Turchia e Portorico Cina.

Continue reading

Brutto inizio, speriamo in qualcosa di meglio

Delusione. Le prime due giornate del mondiale turco mi hanno deluso profondamente. Ok, in ogni manifestazione sportiva gli inizi non sono certo entusiasmanti, ma quanto ho visto in campo mi ha lasciato davvero insoddisfatto. Poco gioco, poche idee, uno smodato uso del tiro da 3 punti (non per convenienza ma per mancanza di idee), tante assenze pesanti che oltre ad indfebolire le squadre tolgono al pubblico protagonisti importanti. Ad ogni modo spero che le cose migliorino col passare delle giornate, intanto nelle prime due giornate c’è stato già il primo up set, con la vittoria della Francia sui campioni in carica della Spagna. Se gli iberici sono scaramantici questa sconfitta potrebbe anche fargli piacere, ricordando com’erano iniziati i mondiali giapponesi, ma purtroppo per Scariolo la sconfitta contro i transalpini è arrivata non per svogliatezza o troppa superficialità nell’affrontare gli avversari, ma per una mancanza di gioco. Certo il 17 su 32 ai liberi è stato determinante in una partita (brutta) a basso punteggio, ed anche un paio di jolly trovati dalla Francia hanno pesato nell’economia della partita, ma è indubbio che l’assenza di Pau Gasol sia pesante anche per una squadra forte e profonda come la Spagna. A proposito di assenti, giusto ricordare che molte squadre hanno assenze pesanti, Ginobili, Kirilenko, Nowitzki (ma la Germania ha fatto vedere di essere anche altro), Bogut, Parker, ma non bisogna scordarsi che le assenze più pesanti le hanno gli USA, si loro, che in questo mondiale devono rinunciare ai dodici giocatori che hanno vinto l’oro alle ultime Olimpiadi. Non uno o due, ma dodici, tra cui almeno i primi quattro giocatori del mondo (Bryant, James, Wade e Anthony) e una buona parte tra i primi dieci (Howard, Bosh, Williams e Paul). Rocordato questo, gli Usa hanno fatto vedere che, per il momento, non hanno per niente sofferto, mettendo in mostra un Durant essenziale, ed una squadra che, pur non sapendo ancora difendere sul P&R, ha voglia di difendere e di far valere la sua superiorità atletica.

 

Ho aperto parlando di delusione, chiudo sottolineando invece una bella sorpresa: la copertura che la Rai sta dando di questo mondiale, ottima. Peccato per Franco Lauro, al quale evidentemente non sono bastati 20 anni di telecronaca per imparare qualcosa di pallacanestro. E’ evidente che al buon Lauro non interessa documentarsi sui giocatori che vanno in campo e che le sue pronuncie siano paragonabili a quelle di un bambino di 7 anni a secco di inglese (clamoroso un Stephen Curry pronunciato Stifen Ciurri). Ci sarebbe da ridere se non fosse che un tale incompetente è uno dei giornalisti di punta del servizio pubblico che non gli chiede delle prestazioni lavorative decenti (non dico ottimali), ma solo di leggere da wikipedia il nome dei giocatori, i loro dati anagrafici e le loro statistiche. Decisamente meglio Stefano Michelini, che pur avendo qualche lacuna nella conoscenza dei giocatori è invece preparato su quanto succede in campo, al contrario di Lauro che chiama disturbo una interferenza a canestro e carta di tiro la shoting chart.

Continue reading

Mondiali di Turchia: Spagna – USA ma anche tanto altro

Domani partiranno i mondiali di basket, che quest’anno si disputano in Turchia. La Spagna dovrà difendere il titolo conquistato in Giappone e potrebbe anche riuscirci nonostante l’assenza di Pau Gasol, che dopo tre stagioni senza pause (tre finali NBA e impegni con la Nazionale), ha deciso che è arrivato il momento di ricaricare le pile. Anche Team U.S.A. ha cambiato: della trionfale spedizione di Pechino 2008 non è rimasto nessuno: i big hanno deciso che questo Mondiale non li interessava troppo e dunque coach K avrà a sua disposizione una squadra di assoluto talento fisico, ma senza un pivot di ruolo e con tanti (troppi?) giovani a secco di basket FIBA. Gli Stati Uniti andranno dove li porterà Kevin Durant, che dopo la definitiva esplosione in NBA cerca la consacrazione a livello mondale. Il suo mix di altezza e tecnica può esere letale per le altre nazionali, incredule di vedere un 2 e 8 muoversi e tirare come un esterno pure. Attenzione però a racchiudere tutto nello scontro tra USA e Spagna, perché questo mondiale può riservare sorprese, partendo dai padroni di casa della Turchia, passando per la Grecia con un occhio al Brasile e all’Argentina. Fuori dai giochi, almeno sulla carta, la Germania orfana di Nowitzki e la Francia che non avrà Tony Parker. Possibile sorpresa? Slovenia, che ha nel motore un Goran Dragic che sembra aver spiccato il volo. Di seguito troverete una piccola analisi dei vari gironi con quelle che secondo me passeranno il girone (non che sia impossibile beccarle visto che ne passano 4 su 6).

Girone A

flag_of_ArgentinaArgentina - Non avrà Ginobile e Nocioni si è scavigliato proprio alla vigilia del campionato. Detto questo, stiamo comunque parlando di una nazionale esperta, che ha vinto tanto ed ha un paio di giocatori che possono fare la differenza, primo fra tutti Luis Scola, ormai affermato anche in NBA. Attenzione a Delfino, che sembra essersi definitivamente ritrovato in quel di Milwaukee. Visto le squalifiche alla Serbia il primo posto del girone dovrebbe essere alla portata, anche se la panchina è davvero corta e non di qualità.

flag_of_Serbia-and-MontenegroSerbia – I vicempioni d’Europa arrivano al Mondiale dopo la clamorosa rissa contro la Grecia, quella del vigliacco ed insensato lancio della sedia da parte di Krstic. Tutti si aspettavano una squalifica esemplare ma non è arrivata visto che Krstic si è preso solo tre giornate, due al compagno Teodosic, così come due sono state quelle inflitte a Fotsis e Schortsianitis. Ad ogni modo anche senza Krstic e Teodosic (ma la Serbia farà ricorso), la nazionale di Ivkovic ha talento e profondità d’organico. E’ chiamata ad un’esame di maturità visto che, come detto dallo stesso tecnico in occasione dell’argento europeo, quel gruppo aveva bruciato le tappe.

flag_of_GermanyGermania – Senza Nowitzki e Kaman la Germania non può ambire al podio, ma certamente i tedeschi possono dimostrare di non essere dipendenti in tutto e per tutto alla loro star tedesca. Come avvenuto tra l’altro agli ultimi europei, quando la squadra di Bauermann ha mostrato un buon basket ed un’ottima solidità. Squadra discretamente giovane che punta molto sui suoi lunghi, con l’ormai veterani Jagla che darà sostegno alla giovane e promettente coppia di formata da Benzing e Pleiss.

flag_of_AustraliaAustralia – Manca Bogut, ma attenzione a non sottovalutare l’Australia che può comunque contare su un giocatore affermato come Andersen, sul talento di Mills e sulla nuova stella Aleks Maric. Matt Nielsen, veterano dei campio europei, darà quell’esperienza e quella competitività indispensabile per compensare la gioventù degli altri compagni.

flag_of_AngolaAngola – L’Angola cercherà di strappare una vittoria proprio contro la Giordania, sfruttando il grande atletismo di Olimpio Cipriano.


flag_of_JordanGiordania - Contenere gli scarti e giocarsela con l’Angola sarebbe già una vittoria

Girone B

flag_of_United-StatesStati Uniti – Che dire, il fatto che siano i favoriti nonostante abbiano totalmente cambiato squadra rispetto a due anni fa, è sintomatico di quanto sia ancora grande la distanza col resto del mondo. La lacuna più grande è sotto canestro, visto che con l’infortunio di Brook Lopez coach K ha perso il suo unico centro di peso. Chandler non ha le qualità per essere un punto di riferimento in attacco mentre Love è ancora troppo giovane. Nelle amichevoli di preparazione si è visto anche Odom da pivot, un esperimento intrigante. Gli USA puntano molto sul trio formato da Rose, Durant e Gay, con Kevin utilizzato anche da numero 4, un rebus impossbile per ogni difesa. Billups dovrebbe garantire esperienza e freddezza nei momenti più delicati, mentre Rose dovrebbe dare quel guizzo di imprevedibilità. Rondo è stato tagliato, ufficialmente per problemi familiari, ma contro la Lituania è stato seduto tutto il tempo e non ha gradito. Di certo non è il giocatore ideale per giocare in una competizione FIBA. In campo aperto sono devastanti ma a difesa schierata fanno fatica e coach k non ha ancora fatto vedere di saper insegnare una difesa sul P&R. Ci sarà da divertirsi, basti pensare ad un quintetto che potrà schierare Rose, Granger, Durant, Gay e Odom.

flag_of_BrazilBrasile – Nenè, Splitter e Varejao sono un pacchetto lunghi di assoluto livello, probabilmente il migliore dell’intera competizione, anche se il pivot dei Nuggets potrebbe essere fuori per infortunio. Sul perimetro la coppia Huertas Barbosa promette scintille, mentre il trio Giovannoni Garcia Machado darà esperienza. Attenzione, potrebbero convincersi di essere forti. Se dovesse esserci anche Nenè potrebbero essere da medaglia.

flag_of_CroatiaCroazia – Ha centimetri, atletismo, tradizione e talento. Questa Croazia può essere l’outsider del torneo, specialmente se Tomic confermerà quanto di buono fatto vedere in Europa. Coach Vrankovic può cambiare assetto alla sua squadra in qualsiasi momento, grazie anche alla presenza di Planinic, che può giocare tutti e tre i ruoli dietro. Occhio a Bogdanovic.

flag_of_SloveniaSlovenia – Discreto il talento sul perimetro, con Dragic reduce da degli ottimi playoff ed il solito Becirovic a coprirgli le spalle. Come detto peseranno le assenze di Nesterovic, Smodis e Lorbek, ma Zupan è solido, Nachbar ha talento e i 216 centimetri di Brezec sono comunque una presenza. Squadra a trazione posteriore.

flag_of_IranIran – Punterà tutto su Hamed Haddadi, pivot dei Memphis Grizzlies, questo dovrebbe bastare per conquistare la vittoria della bandiera nella gara contro la Tunisia.


flag_of_TunisiaTunisia – Se la giocherà con l’Iran per non arrivare ultima.



Girone C

flag_of_TurkeyTurchia – Gioca in casa, ha talento e peso sia sul perimetro che sotto canestro. E’ attesa ad un mondiale da protagonista, magari sfruttando anche la voglia di riscatto di Turkoglu dopo una stagione brutta a Toronto. Tanjevic ha un gruppo si giovane ma che ha alle spalle già tanta esperienza, con giocatori come Ilyasova, Erden, Asik, Savas lo stesso Akyol, un gruppo di assoluto talento. Se si trovano possono diventare scomodi per tutti, USA compresi.

flag_of_GreeceGrecia – Non c’è Papaloukas, e per le prime due uscite dovrà fare a meno anche di Fotsis e Schortsianitis, oltre che di Bouroussis. E’ sempre e comunque la Grecia, che un trio d’esterni completo formato da Zisis, Spanoulis e Diamantidis. Quando rientrerà Big Sofo potrebbe essere il vero ago della bilancia, sempre che la tenuta fisica ci sia e rimanga lontano dai falli. La panchina è discreta anche se le due squalifiche potrebbero pesare.

flag_of_RussiaRussia – Orfana di Kirilenko, la Russia affiderà molte delle sue fortune a Viktor Khryapa, che ha le qualità per essere un fattore sia in difesa che in attacco. Kaun e Mozgov sono una coppia di centri fisica, dura, e questo potrebbe bastare per agganciare il terzo posto. In generale sono una squadra fisica, con un discreta dose di talento ma con le solite incognite che da sempre accompagnano la Russia. Non ci sarà Holden, che con il suo tiro diede il titolo europeo a Blatt e compagni.

flag_of_Puerto-RicoPortorico - Le rinucie di Ayuso e Dalmau hanno aperto le porte a Diaz e Huertas, ma i veri motori della squadra saranno Arroyo e Barea, una coppia che sicuramente regala qualcosa in difesa ma che in attacco può far stropicciare gli occhi. Balkman nelle competizioni FIBA può essere un fattore col suo atletismo, mentre la coppia Ramos Santiago non sarà trascendentale ma porta alla causa centimetri e gomiti spigolosi che possono lasciare il segno. Può ambire anche al terzo posto se la Russia dovesse trovare difficoltà.

flag_of_ChinaCina – Senza il totem Yao Ming la Cina si affaccia a questo mondiale senza alcuna velleità. Le potenzialità dei singoli sono come al solito intriganti, vista la presenza dei 221 di Zhaoxu e i 211 di Wei, che però sono troppo giovani ed inesperti per poter competere a questo livello. La stella indiscussa sarà Yi Jianlian, che potrebbe mettere assieme numeri davvero interessanti.

flag_of_Ivory-CoastCosta d’Avorio – Cercherà di non prendere imbarcate, ma fisicamente e tecnicamente non ha cittadinanza in questa competizione

Girone D

flag_of_SpainSpagna – Si presenta a questi mondiali da campione in carica (più l’Europeo e l’argento Olimpico), ed è fermamente decisa a difendere il titolo conquistato. Per farlo non potrà contare sull’apporto di Pau Gasol, ed anche di Calderon, fuori per infortunio all’ultimo momento. Scariolo però non si può certo piangere addosso visto che il roster a disposizione è di altissimo livello. Al posto di Pau giocherà il fratello, cresciuto in maniera esponenziale in questi anni, tanto che la sua presenza potrà non far rimpiangere molto quella del fratello maggiore. Rubio è reduce da una vittoria di Eurolega e con lui i compagni Navarro e Vazquez. Fernandez potrebbe salutare il suo ritorno in Europa con un super Mondiale. La panchina è impressionante, con l’esperienza di Reyes, la freschezza di Llull e il talento di Claver, oltre a San Emeterio, Mumbrù, Lopez. Sono la squadra da battere ed durante il girone possono anche sperimentare.

flag_of_FranceFrancia – Al secondo posto più per mancanza di alternative che per vero valore. Intendiamoci, la Francia ha sempre avuto grande potenziale, ma non è mai riuscita ad esprimerlo al massimo. Mancherà Tony Parker ed anche Beaubois, quindi ci sarà un buco nel ruolo di play, buco che cercherà di colmare Boris Diaw. Luci puntate su Batum, atteso ad un grande Mondiale.

flag_of_LithuaniaLituania – Stesso discorso fatto per la Francia, in un altro girone avrebbero avuto difficoltà a qualificarsi. La Lituania manderà in campo una squadra totalmente rinnovata, viste le assenze di Kaukenas, Siskaukas, Jasikevicius, Petravicius e i fratelli Lavrinovic, tutti a riposarsi in attesa dell’Europeo 2011 che giocheranno a casa loro. Nonostante questo, in un girone poco competitivo il terzo posto non è in dubbio e potrebbero fare un pensierino anche al secondo se Kleiza dovesse confermarsi ai livelli giocati lo scorso anno. Sarà una buona esperienza per i più giovani e per giocatori in cerca della loro vera identità come per esempio il “milanese” Maciulis.

Canada – Libano – Nuova Zelanda – Per il quarto posto è una corsa a tre, con il Canada leggermente avvantaggiato ma non in modo netto. Attenzione al Libano che potrebbe fare il colpaccio, spinta anche da pubblico che sicuramente arrivarà numeroso in Turchia. Da non sottovalutare la Nuova Zelanda, abituata ad essere sfavorita.

Continue reading

Panthers: una piacevole sorpresa

Per chi fa il mio lavoro, o per meglio dire, per chi aspira a fare il giornalista, essere testimoni di una stagione vincente è sempre bello. Primo per una questione di convenienza: quando una squadra vince le si può dar più spazio, e più spazio vuol dire scrivere di più, e scrivere di più significa guadagnare di più (quando si ricordano di pagarti e negli ultimi tempi questo non è il mio caso). Secondo, quando si vince sono tutti più felici e contenti, più disponibili, pronti alla battuta e vogliosi di esprimere le proprie emozioni. Ad essere sinceri questo è il primo anno in cui seguo i Panthers ed il football italiano in generale, non per opportunità: non voglio certo salire sul carro di chi sta vincendo, più che altro perché quest’anno (volente ho nolente), ho avuto più tempo e più scelta sugli sport da seguire. Il football non è per me un mondo sconosciuto, i miei Superbowl me li sono visti, nelle mie visite in USA c’è sempre stato spazio per due lanci con gli “indigeni” e per qualche partita vista in tv, e qualche anno fa avevo un appuntamento fisso con NFL Game Day e seguente partita (forse era al sabato verso le 13, non ricordo bene). Tutto questo pistolotto per dire che non arrivavo impreparato alla mia prima partita live. Ecco invece a cos’ero impreparato: prima di tutto alle tante persone presenti sugli spalti. Sono circa due mesi che, quando parlo dei Panthers (e lo faccio spesso), sottolineo come il pubblico presente sia di gran lunga più numeroso di quello che assiste ad ogni altro sport che non si chiami calcio. Sarà l’ingresso gratuito, sarà il numero di giocatori presenti a roster che si portano dietro fidanzate parenti e amici, però intanto il XXV aprile è decisamente più vivo durante le partite di football che non per altri sport (vedi il rugby). Non ero preparato al buon livello di gioco visto in campo. Non sono certo un esterofilo, ma è indubbio che quando hai visto solo il massimo (in questo caso l’NFL), puoi essere facilmente scettico su quello che vedrai nel campionato IFL. Ed invece ho visto squadre preparate, giocatori allenati ed un ottimo livello tecnico e fisico (ok, a Parma in questo senso si trattano davvero bene). Infine non ero preparato alla grande disponibilità da parte dei Panthers nei miei confronti: ovvio, avere buoni rapporti con la stampa è sempre conveniente, ma visto che non mi ritengo così “potente” da poter influenzare l’opinione pubblica ed ho una certa fiducia nelle persone, posso garantire che questa cortesia è sincera e genuina, senza secondi fini. E’ per questi motivi che sono particolarmente felice per la squadra e per i tifosi della prima ora, e sempre per questo motivo mi sono alzato in piedi urlando “va, va, VAAAAA”, quando Joe si è involato per il touch down decisivo, ed è sempre per questi motivi che quando ho visto entrare in campo Vittorio Zanotti, ed ho visto i suoi compagni andare a salutarlo mentre si giocavano momenti importanti della partita, ho avuto i brividi. Mi sono sempre vantato di non tifare per nessuna squadra: non l’ho mai fatto perché mi ritengo un tifoso dello sport in generale, del gesto tecnico, atletico, agonistico, e questo spero si possa leggere nei miei articoli, ma questa volta penso di poter fare uno strappo alla (mia) regola urlando forte un…

 

GOOOOOOOOOO PANTHERS

Continue reading

Playoff NBA: impressioni sulle gare 1

Con le gare 1 tutte in archivio mi vorrei lanciare in qualche considerazione sparsa su queste prime due notti di playoff NBA. Non un’analisi specifica di ogni partita, ma giusto la sottolineature di alcuni aspetti che per me saranno fondamentali nelle varie sfide.

Ah, visto che ogni tanto pure io faccio finta di lavorare, perdonatemi qualche errore, ho scritto tutto molto velocemente tra un ritaglio di tempo e l’altro.

 

Partiamo da Lakers Thunder. Lo scarto finale, 9 punti, racconta si e no la partita: Los Angeles non si è nemmeno allacciata le scarpe per affrontare i giovani Thunder. Un approccio prevedibile per una squadra che deve recuperare ancora il vero Bryant e deve cominciare a capire chi tra Brown e Farmar può ridurre i minuti in campo di Fisher (che ha messo comunque una tripla cruciale). I Lakers hanno giocato al gatto col topo anche se devono fare attenzione perché dall’altra parte c’è un giocatore, Durant, in grado di uscire dallo script e rovinare i calcoli dei campioni. A proposito di Durant, il primo incontro coi playoff non è stato dei più morbidi, anche per la partecipazione di Ron Artest, che con una capigliatura in versione Rodman ha messo le mani addosso al fresco capocannoniere NBA, non regalandogli canestri facili e soprattutto non mandandolo in ritmo. A fine serata la casella dei punti di Durant recitava 24, ma ottenuti con un 7 su 24 al tiro molto eloquente. Russel Westbrook ha fatto vedere che Fisher non può in alcun modo tenerlo, ma non si può sperare l’ex Bruins riesca tutte le volte a fine contro la front line dei Lakers. E proprio sotto canestro che L.A. ha dominato, forte dei centimetri e dei chilogrammi del duo Gasol-Bynum, autore in totale di 32 punti e 25 rimbalzi e 7 stoppate. Bryant non è stato brillantissimo ma per ora può decisamente bastare, a maggior ragione se OKC non riuscirà a trovare un’alternativa valida a Westbrook Durant (Green è stato deleterio in gara 1). Attenzione però, non sempre giocando col pilota automatico si può gestire una partita, Jackson e i Lakers lo sanno bene.

 

Rimaniamo sempre ad ovest, ma spostandoci nel deserto. Da Phoenix è arrivato un messaggio forte e chiaro: abbiamo una serie. Portland, orfana di Roy, viene presa per mano dai suoi due veterani Miller e Camby, trova i punti di Bayless dalla panchina e di un Batum che oltre a difendere in modo spettacolare piazza 18 punti, e fa sua gara 1. I Suns escono da questa prima sfida con la consapevolezza che non sarà una passeggiata affrontare i pur sfortunati Blazers. McMillian ha vinto la partita cambiando sistematicamente su ogni pick and roll che coinvolgeva Nash. Questo ha limitato molto Amare Stoudamire, che si è dovuto accontentare spesso di tiri dalla media e di giocate in isolamento (dov’è comunque sempre stato raddoppiato). In situazioni statiche Stat diventa un giocatore più contenibile, a maggior ragione da un Camby super lusso. Con il suo terminale ricevitore preferito ben “coperto” dalla difesa, Steve Nash si è dovuto prendere molti più tiri del solito, troppi per i suoi gusti ed anche per i suoi anni, perché inventare sempre un canestro potrebbe svuotare il serbatoio d’energia del canadese. Nonostante il parere di molti addetti ai lavori, che indicano nel controllo del ritmo l’arma con cui Portland potrà portare a casa questa serie, io invece penso che i Blazers abbiano necessità di correre appena possibile per trovare quanti più canestri in transizione. Attenzione, questo non vuol dire necessariamente fare del run and gun, ma senza Roy a pagare la cauzione ogni volta Portland deve sfruttare le capacità in campo aperto dei vari Bayless, Fernandez, Batum ed anche Aldridge, giocatore più dinamico che potente. Dal canto loro i Suns devono risolvere il problema della difesa sugli esterni, un problema non indifferente e che ha condizionato gara 1.

 

Da un MVP all’altro. LeBron James e i suoi Cavs hanno controllato con regale distacco la prima sfida contro i Bulls. Troppo evidente la differenza di cilindrata tra le due squadre, con i Cavs che hanno ritrovato in mezzo all’area la potenza di Shaq che forse può dare ancora qualcosa alla causa. I Bulls hanno provato a resistere, ma tranne Rose, nessun giocatore di Chicago sembra poter dare quel qualcosa in più per vincere almeno una gara. James ha giocato col pilota automatico, ma quando ha accelerato si è fatto buio per tutti. Illegale. Se questi sono i Bulls c’è aria di sweep.

 

Dove invece c’è aria di tempesta è a Boston. Gara 1 ha portato ai Celtics la prima vittoria di questa post season, ma la w ha portato in dote anche la squalifica a Kevin Garnett, che è caduto con tutte le scarpe nella provocazione di Q Rich. KG non è nuovo a situazioni del genere, ma troppo spesso la sua grinta e la carica agonistica sono sfociate in un bullismo esasperato, quasi da guappo di cartone se si guarda la taglia delle “vittime” di KG, che però questa volta ha trovato pane per i suoi denti. Molte volte Garnett non è stato punito, ma questa volta la squalifica è arrivata e con essa anche i possibili problemi per Boston. Con questo non voglio giustificare in alcun modo la condotta tenuta da Richardson, ma le provocazioni fanno parte del basket, e Garnett da giocatore esperto doveva reagire in modo diverso. La partita ha detto quello che si pensava in sede di presentazione: Miami ha bisogno del miglior Jermaine O’Neal per dare un’alternativa valida a D-Wade, che dopo un buon inizio ha pagato la fatica di doversi caricare sulle spalle tutto l’attacco della sua squadra, a maggior ragione con un Beasley troppo soft e fuori dalla partita. Non che i Celtics abbiamo fatto faville, ma certamente i biancoverdi hanno più risorse dei loro avversari, oltre ad una panchina più solida ed un giocatore, Rondo, che con la sua energia può colmare i momenti di pausa dei veterani. Senza KG, coach Rivers dovrà decidere chi promuovere in quintetto, se Wallace o Big Baby Davis, una cosa è certa: i suoi lunghi non potranno spendere falli a cuor leggero e con Wade nella zona delle operazioni questa non è certo una buona notizia.

 

Duncan 27 con 12 su 20 dal campo, Ginobili 26 frutto di un buon 10/17 al tiro, Parker 18 con una percentuale vicina al 50%. Con i big 3 a questo livello è difficile pensare che San Antonio possa perdere una partita, e invece purtroppo per gli speroni, l’ostacolo Dallas richiede di più per essere superato, e non è detto che quel di più si possa trovare in casa Spurs. La chiave della serie è una sola: si San Antonio riesce a limitare Nowitzki può sperare di allungare la serie. In gara 1 questo non è successo, con il tedesco autore di una partita ai limiti della perfezione: 36 punti con un tonante 12 su 14 dal campo e percorso netto dalla lunetta (12/12). In aggiunta a questa prestazione è arrivata quella d’antan di Jason kidd, che è entrato in questi playoff sfiorando la tripla doppia e continuando a tirare da fuori come mai in carriera. Finito? Certo che no perché Mark Cuban non si fa mancare niente e quindi Dallas ha avuto anche 22 punti da Butler e 10 da Haywood (con 6 rimbalzi), gli ultimi due arrivati. Troppo per questa San Antonio, che ha ormai smesso di aspettare Richard Jefferson, diventato in assoluto il gregario più pagato della Lega. RJ si è sbattuto, ha dato il solito contributo avversario, ma uno dei giocatori più costosi del roster fornisce alla causa la miseria di 4 punti con 1 su 4 dal campo allora i problemi degli Spurs sono da ricercare li, ed anche nella mancanza di un lungo adeguato per questi livelli. Totò McDyess può dare 20 minuti di qualità ma dietro di lui i soli Bonner e Mason non sono presentabili a questi livelli, almeno se si vuol vincere. Ok, difficile dare per spacciati Duncan e compagni, ma l’impressione è che tra le due squadre ci sia ben più che la distanza tra le due città.

 

Evidentemente Pietrus mi legge (mmm mmm, probabile), e appena può mi risponde. Avevo scritto che la finale dello scorso anno, era arrivata per un paio di serate pazze al tiro del duo Pietrus-Alston, e che non sempre è domenica. Ecco, in effetti l’altra sera era domenica e Pietrus ha sparato un bel 4/7 da 3, accompagnato tanto per gradire dal 3/5 di Lewis e dal 4/8 di Nelson. Fine? No, JJ Reddick ne ha messe altre 2 su 3 tentativi, con buona pace di chi vi scrive. Ma anche di coach Brown che ha visto i suoi andare sotto in doppia cifra già nel primo quarto, ma soprattutto tirare con 25% da tre punti. Howard ha tirato 4 volte dal campo e 6 volte dalla lunetta, ma quando è stato in campo (poco per problemi di falli), si è fatto sentire eccome, rifilando 9 stoppate alcune davvero clamorose. I Bobcats hanno tenuto, sono riusciti ad agganciare i Magic, ma senza l’apporto del vero Diaw e con una panchina che ha prodotto pochino (a onor del vero Chandler ha giocato poco), Charlotte non può sperare di avere la meglio su Orlando. In gara 2 Stan Van Gundy dovrà recuperare Carter, cercare più tiri per Howard (più per ragioni “politiche” che di necessità), e sperare che Nelson possa essere incisivo anche senza dover per forza segnare 32 punti.

 

Chiudo con le due serie che sono tra le più colpite dagli infortuni (ok, Portland, ma allora non parliamo di sfortuna, ma di fantascienza), Denver-Utah e Atlanta-Milwaukee. Partiamo dai Jazz, che hanno dovuto fare a meno di Kirilenko, utilizzare un Boozer a mezzo servizio ed in gara 1 hanno perso per la tutti i playoff Mehmet Okur per un brutto infortunio al tendine d’Achille. Serie finita? Assolutamente, anche perché questi Nuggets saranno anche in difficoltà ma non si sono certo imbrocchiti. Carmelo Anthony ha aperto i suoi playoff mandando a referto il suoi massimo in carriera nella post season, 42 punti di Carmeliana fattura, un dominio fisico e tecnico che con l’assenza del russo nessuno dei Jazz può mettere in discussione. Il solo Deron Williams non può bastare contro Denver, che ha ricevuto la solita scarica di punti da JR Smith, che nell’ultimo quarto ha sparato quasi tutti i suoi punti consegnando la vittoria ai suoi. Ora i Nuggets potranno anche amministrare i minuti di Kenyon Martin (che in gara 1 ha giocato eccome), e far carburare un diesel come Chauncey Billups in vista di scontri più probatori.

 

L’altra vittima degli infortuni sono i Bucks, che con la perdita del loro totem Andrew Bogut, non possono sperare di impensierire gli Atlanta Hawks. Il primo episodio della serie ha avuto poca storia, con i padroni di casa che hanno messo in campo uno strapotere fisico e atletico imbarazzante. Gli Hawks potevano esplorare un mismatch in ogni zona del campo: sotto canestro con la coppia Josh Smith e Al Horford, sul perimetro con Johnson, Bibby e Jamal Crawford. In casa Bucks ha funzionato poco e niente e, tranne il grande esordio nei playoff di Brandon Jennings, nessun cerbiatto è riuscito a mettere in ambasce la difesa avversaria. Parlando di BJ, mi fa piacere vederlo giocar bene, ma ovviamente bisogna considerare questi 32 punti per quello che sono: il frutto di tanto talento ma anche di una giornata al tiro non abituale per l’ex virtussino. Peccato, avrei voluto vederli con l’australiano in mezzo all’area.

Continue reading

Tempo di playoff. Ecco tutti i primi turni

EASTERN CONFERENCE FIRST ROUND

CLEVELAND CAVALIERS (1) vs CHICAGO BULLS (8)

Record stagionali: Cavs 61-21, Bulls 41-41

In stagione: 2-2 (Bulls-Cavs 86-85, Cavs-Bulls 101-87, Cavs-Bulls 92-85, Bulls-Cavs 109-108)

Serie segnata in partenza più per la strapotenza dei Cavs che per inadeguatezza dei Bulls, che hanno agguantato i playoff sia per il suicidio di Toronto, ma anche per un discreto finale di stagione (Chicago ha vinto 9 delle ultime 10). Rose e compagni possono poco contro una squadra come Cleveland che fondamentalmente ha due/tre ottimi giocatori per ruolo, con l’aggiunta del giocatore più dominante della Lega. Se il terzetto Rose, Hinrich Deng può tenere botta contro quello formato da Williams, Parker e LBJ, è sotto canestro che Cleveland ha troppe soluzioni, e una quantità di talento che con l’arrivo di Jamison e il ritono di Ilga è aumentata a dismisura, senza scordarsi l’impatto dei Varejao, Hickson e Powe. Tanta roba per Del Negro che chiederà gli straordinari a Noah, Miller e Gibson. Attenzione alla gara d’esordio, con un LBJ caricato a molla dopo la sosta di fine stagione ai box. L’impressione è che possa arrivare un cappotto, o al massimo un 4 a 1 con Rose a fare numeri da circo nella prima partita casalinga. E’ vero che i Bulls lo scorso anno portarono Boston a gara 7, ma Chicago non è la stessa squadra e questi Cavs sono decisamente più forti e in salute dei Celtics della scorsa stagione. Tutto da gustare il duello fatto di gomiti e capigliature ribelli tra Varejao e Noah, due giocatori limitati nel talento ma con energia e aggressività da vendere.

BOSTON CELTICS (4) vs MIAMI HEAT (5)

Record stagionali: Celtics 50-32, heat 47-35

In stagione: 3-0 (Celtics-Heat 92-85, Celtics-Heat 112-106, Celtic 107-102)

Come stanno questi Celtics? I segnali provenienti dall’ambiente bianco verde non sono certo confortanti. Coach Rivers ha dichiarato che la prossima  stagione potrebbe fermarsi per dedicare più tempo alla famiglia. Una dichiarazione arrivata alla vigilia dei playoff, che sembra quasi studiata, un modo per parlare il meno possibile di quello che potrà succedere in campo. Boston ha avuto una stagione a fasi alterne: 50 vittorie ad est sono un risultato discreto ma non eccezionale, ma non è tanto il numero di vittorie e sconfitte a preoccupare i tifosi di Pierce e compagni, quanto la percezione che questa squadra non possa più cambiare marcia in questi playoff. Garnett ha recuperato ma non è certo quello del titolo, Wallace ha disputato una stagione regolare sotto le aspettative, e comunque per il momento è stato un giocatore marginale per Rivers. Pierce e Allen si sono amministrati in stagione regolare e potrebbero essere loro i trascinatori di Boston assieme ovviamente a Rondo. A proposito di Rajon, lo scorso anno fu uno dei protagonisti della fantastica serie tra i suoi e Chicago, ma l’impressione è che se Boston si deve affidare totalmente al suo acrobatico play, ne risentirebbe tutta l’armonia della squadra. Dall’altra parte della barricata troviamo gli Heat di D-Wade, una squadra che potrebbe piazzare il colpaccio perchè ha ruoli ben definiti (Haslem e Richardson), giocatori in crescita (Dorrell Wright) e anche la giusta dose di talento in alcuni giocatori chiave (Beasley, O’Neal e ovviamente Wade). L’incognita in casa Miami si chiama JO: se l’ex Indiana è quello più che positivo visto nei migliori momenti della stagione, allora gli Heat possono avere chance di competere, altrimenti sotto canestro il divario tecnico e fisico diventa troppo pesante per essere colmato con i soli Anthony, Haslem e B-easy. Serie molto equilibrata, con Wade che testerà la difesa di Boston, due stagioni fa eccezionale nel ruotare riuscendo ugualmente a chiudere la via per il canestro, mentre al contrario quest’anno con un Garnett non al massimo troppo volte Boston si è fatta infilare con facilità. Il pronostico è  dalla parte dei Celtics, ma attenzione agli Heat con un D-Wade che sembra essere tornato vicino ai livelli del 2006.

 

ATLANTA HAWKS (3) vs MILWAUKEE BUCKS (6)

Record stagionali: Hawks 53-29, Bucks 46-36

In stagione: 2-1 (Hawks-Bucks 106-102, Bucks-Hawks 98-95, Hawks-Bucks 104-96)

Peccato. Davvero un grande peccato. L’infortunio a Bogut toglie un probabile protagonista dei playoff, ma soprattutto non permette ai Bucks di nobilitare una stagione che è andata oltre ogni più rosea aspettativa. La squadra di Skilles (serio candidato per il titolo di coach of the year) è stata assieme ai Thunder, la vera grande sorpresa di questo campionato: l’ex coach di Chicago è riuscito a gestire alla perfezione la creatività di Jennings, ha creduto e lavorato con Bogut, oltre a prendere il meglio da tutti i suoi giocatori. Proprio sul più bello, a playoff conquistati, ecco arrivare il brutto (e carambolesco) infortunio a Bogut che di fatto segna la serie contro gli Hawks. Senza il loro centrone i Bucks potranno poco contro una formazione che è diventata senza dubbio la terza forza ad est e non solo per la classifica. Atlanta ha tutti i favori del pronostico, con praticamente un mismatch favorevole in ogni ruolo, partendo dal playmaker fino ad arrivare al centro con Horford che, senza Bogut sotto canestro, potrà vivere di prepotenza. L’orgoglio di Milawaukee potrebbe ragalare una gara, massimo due, ma alla lunga Atlanta è troppo attrezzata per questa versione dei Bucks.

 

ORLANDO MAGIC (2) vs CHARLOTTE BOBCATS (7)

Record stagionali: Magic 59-23, Bobcats 44-38

In stagione: 3-1 (Magic-Bobcats 93-81, Magic-Bobcats 97-91, Magic-Bobcats 106-95, Bobcats-Magic 96-89)

Attenzione, serie che potrebbe riservare non poche sorprese. Da una parte Orlando, finalista lo scorso anno e seconda forza ad est, dall’altra Charlotte, alla prima apparizione ai playoff nella sua (recente) storia. Su la carta non ci dovrebbero essere problemi per i Magic, ma nei playoff la parola chiave è “accoppiamenti”. I Bobcats sono una squadra che sembra fatta dal sarto per contrastare l’attacco di Orlando. Brown ha fatto l’ennesico capolavoro della sua carriera, ed ora a Charlotte non vogliono porsi limiti. I Bobcats sono la squadra che concede alle avversarie la percentuale più bassa nel tiro da 3 punti ed ha i giocatori giusti per limitare i punti di forza di Orlando: Gerald Wallace da numero 4 è perfetto per marcare Lewis, come anche Diaw ed, in emergenza, Jackson. Dalla sua panchina Brown può attingere a piene mani i giocatori per mandare in lunetta Howard che se la dovrà vedere con un terzetto di lungi non certo talentuoso ma provvisto di centimetri, chilogrammi e atletismo per limitarlo leggermente: Mohamed, Diop e Chandler. L’ex Chicago e New Horleans è uscito ammaccato dall’ultima di stagione regolare, ma dovrebbe essere a posto per gara 1. Orlando ha dalla sua oltre a tanto talento, anche la consapevolezza di essere diventata una grande squadra: l’inserimento di Carter è stato lungo ma è quasi arrivato a termine, mentre è stato più difficile per Lewis e compagni riabituarsi totalmente al modo di giocare di Nelson. Il piccolo play ha coraggio e talento, ma con lui in campo la palla si muove meno e Jameer è più portato a creare per se stesso che pegli altri. Diverso il modo di giocare di Williams che sa come far viaggiare la palla e con i tempi migliori per l’attacco di Orlando. Serie tutta da gustare, non solo per i protagonisti in campo ma anche per i due allenatori, tra i più preparati dell’intera Lega. Van Gundy da una parte e Brown dall’altra, due personalità complicate ma due teste immense quando si tratta di tirare fuori il meglio dalla loro squadra. Io sento odore di upset.

 

WESTERN CONFERENCE FIRST ROUND

LOS ANGELES LAKERS (1) vs OKLAHOMA CITY THUNDER (8)

Record stagionali: Lakers 57-25, Thunder 50-32

In stagione: 3-1 (Lakers-Thunder 101-98, Lakers-Thunder 101-85, Lakers-Thunder 111-108, Thunder-Lakers 91-75)

Se hai solo 21 anni ed hai appena vinto la classifica marcatori (il più giovane ogni epoca nel riuscirci), allora esordire ai playoff contro il più prolifico marcatore dell’ultimo decennio oltre che giocatore più forte della Lega, è il massimo che ti può capitare a questo punto della carriera. Kevin Durant comincia la sua carriera nella post season sfidando Kobe Bryant e i suoi Lakers, i campioni in carica e la squadra più accreditata per conquistare l’anello. Un test d’ingresso duro per i ragazzi di coach Brooks, che dopo aver sperato di chiudere la regular season un paio di posizioni più in alto, si sono dovuti “accontentare” dell’ottava piazza, l’ultima valida per i playoff che, come detto, ha portato in dote Bryant, Gasol, Odom, Artest e coach Zen. Il risultato non è in discussione per la differenza di cilindrata tra le due squadre e per la presenza di Bryant, non certo il tipo che si rilassa. Meno scontato potrebbe essere l’andamento della serie: OKC è una squadra composta da giocatori molto giovani, esaltati all’idea di disputare i playoff, in più i Thunder hanno un ottima difesa, atleti sia sul perimetro che sotto canestro, un giocatore, lo svizzero Tabo Sefolosha che può provare a limitare Bryant e, ovviamente, il numero 35, KD. In questa stagione Durant è esploso come realizzatore, ma questo ha nascosto altri progressi del suo gioco, come la capacità di punire le attenzioni che gli riservano le difese e contribuire a rimbalzo. Da seguire con attenzione il duello tra il miglior marcatore della Lega ed uno dei difensori più fisici e feroci, Ron Artest. La logica suggerisce di indicare con un secco 4-0 il risultato della serie, ma se Durant trova la giornata da 40 o più punti e i Lakers giocano la prima in trasferta gestendosi, allora i Thunder una potrebbero portarla a casa.

DENVER NUGGETS (4) vs UTAH JAZZ (5)

Record stagionali: Nuggets 53-29, Jazz 53-29

In stagione: 3-1 (Nuggets-Jazz 114-105, Neggets-Jazz 105-95, Nuggets-Jazz 119-112, Jazz-Nuggets 116-106)

Se ci fosse il pareggio nel basket questa serie sarebbe la più classica delle 1 X 2. Da una parte i Nuggets, che per buona parte della stagione hanno avuto ambizioni da anti-Lakers, prima di chiudere in modo rovinoso la stagione e scivolare al quarto posto. Dall’altra i Jazz, squadra che è andata su e giù per tutto l’anno ed ha perso la possibilità di giocare col fattore campo a favore perdendo nell’ultima contro Phoenix, con Kirilenko e Boozer fuori. Proprio gli infortuni saranno una delle condizionanti di questa serie: Denver è nel pieno di una crisi di rendimento che ha le sue radici nella pessima condizione fisica di Martin e Anderson, due giocatori marginali in attacco, ma che in difesa possono cambiare una serie. K-Mart è alle prese con una forte tendinite al ginocchio che lo limita in modo importante, mentre il Bird Man sta accusando un calo fisico dopo una stagione passata a volare su molte teste. Se a tutto questo aggiungiamo che prima dei playoff Billups ha tirato il fiato in vista della post season, ecco spiegato il periodo difficile di Denver, che deve anche convivere con la tragedia umana che ha colpito il suo allenatore, George Karl, che potrebbe tornare in panchina se i Nuggets dovessero approdare al secondo turno. Se a Denver si piange in quel di Utah non si ride certamente: Boozer non è al meglio della forma per problemi muscolari e Kirilenko ha avuto una stagione positiva ma spezzettata dagli infortuni (ed ha chiuso la stagione in giacca e cravatta). Senza il suo primo terminale offensivo e senza il miglior difensore da opporre a Anthony i Jazz perdono molto della loro forza. Nessuna delle due squadre è affidabile fuori casa, e in questo caso il fattore campo potrebbe pesare molto. Deron Williams in questa stagione è salito di livello ma ora è chiamato a confrontarsi con un animale da playoff come Billups, per un duello tra due giocatori simili per potenza e capacità di gestire i ritmi ma anche segnare. Se Kiri gioca e riesce a sporcare le percentuali di Anthony Utah può portare a casa la serie.

PHOENIX SUNS (3) vs PORTLAND TRAIL BLAZERS (6)

Record stagionali: Suns 54-28, Blazers 50-32

In stagione: 1-2 (Blazers-Suns 105-102, Blazers-Suns 108-101, Suns-Blazers 93-87)

Altra serie segnata dagli infortuni. In realtà parlare di sfortuna sarebbe riduttivo per descrivere la stagione surreale dei Portland Trail Blazers. Il numero degli infortuni è stato clamoroso ed ha colpito giocatori fondamentali per la squadra di McMillian. Da Batum a Oden (ancora!) passando per Prizbylla fino ad arrivare all’ultimo grave problema, il menisco di Roy. All’inizio Brandon sembrava intenzionato a giocare sull’infortunio, ma alla fine il giocatore franchigia di Portland è stato costretto a cedere e così salterà i playoff per operarsi al menisco. Senza la loro guida tecnica e carismatica i Blazers proveranno ugualmente a sfidare Nash e soci, che arrivano a questi playoff sulle ali dell’entusiasmo. I Suns hanno cambiato marcia dopo la pausa per l’all stars game, una svolta data anche dalla mancata partenza di Stoudemire che da febbraio sta giocando a livelli stratosferici anche per dimostrare alla Lega che dopo LBJ e Wade è lui il free agent più importante. Nelle ultime 10 di regular season Phoenix ne ha vinte 8, grazie anche alla crescita di giocatori come Dudley, al ritorno di Barbosa e ad una fiducia che è uno dei segreti dell’attacco dei soli. Il risultato della serie non dovrebbe essere in discussione, ma attenzione a questi Blazers, che nonostante le assenze importanti possono mandare in campo giocatori di assoluto livello ed esperti di queste partite, come Miller, Camby e Howard, oltre a altri giovani di talento da Aldridge a Ferndez e poi Bayless, Webster. 4-1 con vittoria d’orgoglio per gli sfortunati dell’Oregon.

DALLAS MAVERICKS (2) vs SAN ANTONIO SPURS (7)

Record stagionali: Mavs 55-27, Spurs 50-32

In stagione: 3-1 (Spurs-Mavs 92-83, Mavs-Spurs 99-94, Mavs-Spurs 112-103, Mavs-Spurs 96-89)

La serie di questo primo turno, una rivalità che ha segnato la western conference negli ultimi anni. Mavs contro Spurs, scontro tutto texano tra due squadre che si stimano ma non si piacciono. Come lo scorso anno in favoriti sono i Mavs: tanto talento, due leader assoluti come Kidd e Nowitzki ed una profondità d’organico impressionante. Di fronte allo squadrone di Cuban i San Antonio Spurs che hanno recuperato Parker (ma il francese non potrà essere nella sua forma migliore), ritrovato il Ginobili dei bei tempi, tranquillo per l’ottimo contratto firmato poche settimane fa, e sperano che Duncan possa scordare per una serie i problemi alle ginocchia e tornare il giocatore determinante dell’ultimo decennio. I Mavs possono cambiare pelle a seconda degli avversari che si trovano ad affrontare: possono andare con un quintetto lungo, oppure giocare con tre piccoli veri in campo, utilizzare Dirk da unico lungo oppure affiancargli Dampier o Haywood più Marion. Le soluzioni a disposizioni di Carlisle sono infinte, ma la serie girerà se la difesa dei Mavs riuscirà a fermare sul nascere le iniziative di Ginobili. L’argentino è il primo creatore di gioco degli Spurs, che senza le sue invenzioni diventano una squadra prevedibile e con poca fantasia se si escludono le iniziative di Parker, che però tende più a preoccuparsi di se stesso che non innescare gli altri. L’altra questione sul piatto è: chi marca Nowitzki? Popovic non ha più l’Horry della situazione e McDyess non ha più le gambe e l’autonomia per inseguire il tedesco per il campo. Probabile che per lunghi tratti della serie Popovic decida di andare con 4 esterni, affidando il tedesco a Jefferson oppure a Bogans. Sinceramente è difficile pensare che gli Spurs possano vincere più di 2 partite, ma è anche difficile scommettere contro il trio Duncan, Ginobili e Parker

Continue reading

Pagelle Chieri – Cariparma

CORNA 5.5: Confermata titolare dopo la bella prestazione con Vicenza, capisce fin dai primi scambi che il suo compito sarà arduo. La positività della ricezione è ai minimi storici e lei è costretta ad un gioco scontato. Nelle poche occasioni in cui ha la palla in mano non sfigura, ma a differenza di una settimana prima non riesce a far entrare in partita le sue bocche da fuoco.

 

CONTI 6 (la migliore): Nella disfatta del primo set è l’unica a mettere a terra qualche pallone. Un po’ a fasi alterne nel resto della gara, chiude con 15 punti e 4 muri. Meglio delle colleghe di reparto di palla alta.

 

ELLI  5: Il suo momento poco positivo continua. In attacco non ha l’efficienza di inizio stagione e a muro fatica a leggere le conclusioni avversarie. L’unica nota positiva è un bel muro nel finale incandescente del secondo set.

 

CROZZOLIN  6: E’ una delle poche a salvarsi. Con una ricezione deficitaria, riesce a dare fastidio a Chieri dalla linea del servizio e con qualche bel muro all’attivo.

 

SENKOVA  4.5: Peggior prestazione stagionale per la giocatrice ceca, che pare soffrire enormemente la partita sul piano emotivo. Con il consorte seduto sulla panchina avversaria, evidentemente sente più del previsto la gara. Viene letteralmente “bombardata” in ricezione e questo le fa perdere fiducia anche in attacco.

 

BRUSSA  4.5: Primo set disastroso con 0 punti all’attivo. Sostituita e poi rimessa nella mischia da Martinez, fa un’enorme fatica a mettere palla a terra. Il Cariparma SiGrade ha bisogno anche di lei per rialzare la testa

 

SACCO  4.5: Prestazione davvero al di sotto delle sue possibilità. Soffre troppo in ricezione, il fondamentale in cui dovrebbe distinguersi. Anche in difesa non c’è e difende davvero pochissimo. Forse sarebbe stato auspicabile un cambio di libero a gara in corso con l’inserimento di Gibertini.

 

SANTINI  5.5: Inserita a partita in corso, cerca di dare un po’ di carica alla squadra. Firma qualche bel mani e fuori e compie alcuni interventi apprezzabili, ma la maggior parte dei suoi attacchi viene letta senza problemi dalla difesa di Chieri.

 

CIRILLI  5: Entra in più occasioni al posto di Brussa ma il suo contributo è davvero povero. 1 solo punto all’attivo non è certo il miglior bottino per mettere in difficoltà le scelte di Martinez.

 

GIORIA  5.5: Sale dalla panchina per Corna soprattutto per dar manforte alla difesa. In questo fondamentale compie qualche bell’intervento, ma in palleggio non riesce a dare quel cambio di marcia auspicato dal suo tecnico.

Continue reading

Cariparma ko casalingo… ci vorrebbe una piccola vacanza…

GIORIA 5: Dare colpe alle ricezione per la sua prestazione opaca sarebbe sbagliato. La regista piemontese non riesce a mettere in ritmo le sue attaccanti nel corso della gara: la colpa è da attribuire a metà tra le sue alzate troppo spesso imprecise e la giornata no di tutta la squadra. Non è un caso che Micoli cerchi la staffetta con Corna per migliorare la situazione.

CONTI 5.5: La capitana viene riproposta dall’inizio nel ruolo di opposto e parte con il piede giusto. A poco a poco però cala alla distanza e non trova più l’efficacia di inizio gara. Troppo a corrente alternata nel corso del match.

TRAVAGLINI 6: Lanciata da titolare per far rifiatare Elli, la centrale marchigiana si fa trovare pronta nelle poche occasioni in cui Gioria la chiama in causa. Con il fondamentale del muro che non funziona, è lei la sacrificata a d uscire già nel corso del secondo set. Forse meritava di restare in campo più a lungo.

CROZZOLIN 5: La centrale trevigiana finora non sta rendendo come ci si aspettava. Alzate sbagliate di Gioria o suoi errori? Difficile dirlo. Certo è che nessun muro messo a segno in quattro set è un dato insolito per quella considerata da tutti una delle migliori centrali dell’A2. Per rialzarsi, il Cariparma SiGrade ha bisogno anche di lei.

BRUSSA 5: Dopo la prestazione da incorniciare di Loreto, l’argentina non si ripete. Spostata da opposta a schiacciatrice tiene in ricezione, ma in attacco fatica troppo e i sui attacchi vengono respinti dal muro avversario in più occasioni. Deve cercare di trovare maggior continuità nelle sue prestazioni, visto che il suo potenziale non si discute.

SANTINI 5: Non sta vivendo certamente il suo miglior momento di forma. Da qualche partita infatti, non riesce più ad essere incisiva in attacco come accadeva in precedenza. Senkova e Brussa però non bastano per mettere a terra i palloni pesanti, serve che anche la schiacciatrice fiorentina ritrovi in fretta fiducia e convinzione.

GIBERTINI 6.5 (la migliore): Micoli concede un turno di riposo a Sacco e l’atleta parmigiana si fa trovare pronta come sempre. In ricezione non sbaglia praticamente nulla e recupera anche alcuni palloni importanti in difesa. Una delle poche note positive della sfida.

CORNA 5.5: Con Gioria che fatica a mettere in partita le compagne, Micoli prova a inserirla in più occasioni. La giovane alzatrice bergamasca però, non riesce a dare quel cambio di ritmo alla squadra e a trovare i punti di riferimento in attacco.

ELLI 5.5: Viene mandata in campo nel secondo set per dare manforte al muro; la centrale milanese però, come la collega di reparto Crozzolin, non ne timbra nemmeno uno. In attacco fa il suo, anche se non basta per cambiare l’inerzia della gara.

SENKOVA 5.5: Micoli sperava di concedere un turno di riposo alla sua stella, ma la brutta piega che prende la partita costringe a cambiare i piani in corsa. La ceca viene mandata in campo dal finale del primo set; questa volta però non riesce a fare la differenza come capita solitamente. Evidentemente la generale giornata da dimenticare di tutta la squadra coinvolge anche lei, che non riesce a far evitare alla sua squadra una pesante sconfitta.

Continue reading

prev posts